GLI ELEFANTI AFRICANI SEMPRE PIU’ A RISCHIO ESTINZIONE

Una spaventosa strage di elefanti africani è stata scoperta in Botswana, il paese ritenuto santuario di questo animale visto che nelle sue riserve vive circa un terzo della loro popolazione mondiale. Circa 90 carcasse ritrovate tutte prive di zanne.

Uno degli episodi più gravi di bracconaggio degli ultimi anni, probabilmente connesso all’inspiegabile decisione del nuovo presidente del paese di disarmare i ranger preposti alla protezione dei pachidermi. E’ molto probabile che gli autori della mattanza provengano da Angola e Zambia, paesi limitrofi nei quali il traffico di avorio ha portato praticamente all’estinzione della specie.
Ad inizi 1800 la popolazione di elefanti africani era stimata in 20 milioni di esemplari. Oggi ne sopravvivono solo 350.000, destinati all’estinzione se continua la loro strage al ritmo di 30.000 capi l’anno.
Le zanne di un elefante pesano circa cento chili e il prezzo dell’avorio ha raggiunto, e alle volte superato, i mille dollari a chilo. Tanti, tantissimi soldi, che fanno gola a bande di disperati, ma anche a organizzazioni mafiose e gruppi terroristi in cerca di finanziamenti per le loro attività.
Il commercio dell’avorio è stato messo al bando nel 1989, ma la Cina e il sudest asiatico sono rimasti i destinatari di più del 75% del traffico di avorio. In Cina, soprattutto tra i nuovi ricchi, è moda esibire opere d’arte in avorio intagliato come simbolo di potere. L’industria dell’intaglio dell’avorio è considerata patrimonio culturale storico dal gigante asiatico.
Sotto la spinta di più organizzazioni, e con il sostegno dell’opinione pubblica del paese, i governanti cinesi, a dicembre dello scorso anno, hanno finalmente decretato il divieto di compravendita dell’avorio e iniziato a chiudere numerosi laboratori di intaglio.
Hong Kong, invece, insieme a Thailandia e Laos, no. E questi paesi sembrano destinati a divenire i nuovi centri mondiali di questo spaventoso mercato.

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