GLI ULTIMI, LA MIA SOLA PATRIA

Alcuni dati fotografano un’Italia coerente con quanto accade nel nostro mondo.
Una percentuale minima di famiglie detiene il 25% della ricchezza nazionale. Milioni di italiani sono invece sotto la soglia di povertà e il nostro paese si svena ogni anno in quell’orribile emorragia di risorse che vede centinaia di migliaia di nostre ragazzi e ragazze fuggire all’estero in cerca di futuro. La vera emergenza immigrazione di cui si parla poco o niente.
Una fotografia che racconta l’infinita ingiustizia delle attuali regole del mondo che disegnano un pianeta ogni giorno più piramidale con una vetta sempre più ristretta, ricca e potente, e un oceano crescente di disperazione.
A fronte di questa tragedia sociale che mette in crisi di credibilità ogni racconto democratico, ovunque, nel nostro mondo, si affermano derive autoritarie, nazionalismi, logiche di guerra e non solo di guerra commerciale.
Dilaga un identitarismo folle e misero di contenuti, un chiamarsi fuori dal mondo e arroccarsi nella difesa del proprio orticello nazionale. E’ la teoria del prima noi, la bestemmia ridicola che avvelena i pozzi di ogni conquista democratica, innanzitutto di quel corpo di leggi e istituzioni, tutte da migliorare, che regolano la vita comune degli abitanti del pianeta Terra e dovrebbero proteggerla. Ci salveremo solo se imporremo i nostri interessi, al diavolo tutto il resto, urlano i suoi sostenitori. Speranza cieca e folle. In un mondo regolato da queste logiche si affermeranno solo i più forti, quelli che hanno il potere di poter dire, ancora una volta, prima io e le differenze con gli altri, con tutti noi, diverranno sempre più abissi.
A suffragare la fame di ulteriore potere di poche minoranze c’è l’altra menzogna che invita a gettare alle ortiche ogni differenziazione, ogni pretesa di dividere la politica tra destra e sinistra. Sciocchezze, anticaglia, irridono in tanti. Il problema oggi è lasciar governare il buon senso tant’è che qualcuno ipotizza governanti eletti con lo stesso meccanismo delle sale Bingo.
La storia del mondo non è mai stata fondata sul buon senso, idea generica, bugiarda e sempliciotta. La storia delle donne e degli uomini è sempre stata ed è lotta di poteri e interessi e nessun buon senso la redimerà mai. Al poco per cento che oggi governa il mondo l’unico senso che interessa è l’incremento costante delle proprie ricchezze e dei propri poteri. Come sempre.
Questo poco per cento detiene il monopolio delle nostre vite e lo organizza in base alle proprie necessità. E a noi tutti, vittime dei loro appetiti, massacrati da una globalizzazione senza altra regola che il loro strapotere, immiseriti come non mai, propone il grande gioco della guerra di tutti conto tutti, sapendo bene che gli unici a vincere saranno sempre loro.
In questo mondo ci sono sempre più i primi. L’osanna nei confronti delle loro gesta riempie la nostra quotidianità oscenamente.
E poi ci siamo noi, gli ultimi, quelli che di giorno in giorno sono sempre più ultimi. Nonostante siano la maggioranza assoluta dei viventi della Terra. Cosa abbiamo in comune con quel poco per cento e i suoi servi? Niente!
Io che tanto amo il mio paese, sto con gli ultimi. Con chi vorrebbe un po’ di pace e di giustizia, con chi tira la carretta sudando più che mai, con chi dispera guardando ai propri figli, con chi muore di fame in un mondo che può sfamare più volte la sua popolazione, con chi muore pur sapendo che esiste la cura per salvarlo, con i bambini cui è rubato il gioco e il sorriso, con le donne costrette ad essere merce, con gli schiavi del sottolavoro e del lavoro schiavo che diventano universali, con chi, innocente, vede cader dal cielo non pioggia ristoratrice ma bombe figlie oscene di guerre altrui,  con chi perde lavoro e dignità grazie a macchine e scienza che non liberano e solo arricchiscono i loro padroni.
E poco importa il colore della loro pelle, come chiamino Dio gli ultimi della Terra. Sono loro la mia unica e vera patria.

Il mio unico mondo che insieme, solo insieme, potremo salvare visto che è il nostro, non il loro, e a noi deve appartenere.

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