Gli unici a far festa per la crisi di governo voluta da Salvini sono i Benetton e la loro Autostrade

La riforma della Giustizia per accelerare i tempi dei processi sarà tutta da rifare. La Commissione d’inchiesta sui crac bancari non è nemmeno mai nata. Il Dl impresa con le norme a tutela dei rider e quelle per garantire l’occupazione negli stabilimenti dell’ex Ilva, dell’ex Alcoa e per risolvere la vertenza Whirpool rischia di finire su un binario morto. Scatenando la crisi di governo, Matteo Salvini non ha staccato la spina solamente all’esecutivo gialloverde: la lista dei provvedimenti bloccati dalla mossa della Lega è lunghissima. Norme in alcuni casi cruciali e attese da anni che ora saltano per aria oppure restano in bilico. Tra queste, il salario minimo e il taglio dei parlamentari che ora i Cinquestelle chiedono di approvare in extremis. Così come la procedura di revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia: venerdì il titolo di Atlantia, la holding della famiglia Benetton, è stato tra i pochi a chiudere in positivo a Piazza Affari. A quasi un anno dal crollo del Ponte Morandi, la crisi di governo riduce le possibilità di perdere il controllo delle tratte autostradali, su cui stava lavorando il ministro M5s Danilo Toninelli, uno di quelli finiti nella lista nera di Salvini. Che, riferiscono i Cinquestelle Giuseppe Brescia e Carlo Sibilia, fa saltare anche “la nuova legge a favore della polizia locale, attesa da trent’anni”.

Stralciata la riforma della Giustizia e il taglio dei parlamentari

Prima della mozione sul Tav che si è trasformato nel casus belli della sfiducia presentata dal Carroccio nei confronti del premier Giuseppe Conte, l’ultimo scontro tra M5s e Lega si era consumato sulla riforma della Giustizia. Il ministro dell’Interno ha a lungo osteggiato il testo elaborato dal ministro Alfonso Bonafede chiedendo separazione delle carriere e il bavaglio alle intercettazioni. Dopo la rottura dell’alleanza, Salvini ha gettato la maschera, annunciando una riforma leghista à la Berlusconi per porre fine alla “repubblica giudiziaria”. Intanto, la riforma che avrebbe accorciato i tempi dei processi – il limite massimo era stato fissato a 6 anni – e imposto una stretta anche alla durata delle indagini preliminari, è finita nel cestino. Resta solamente l’entrata in vigore a gennaio 2020 della riforma della prescrizione che però un nuovo governo contrario potrebbe facilmente bloccare per decreto. Il 9 settembre doveva invece essere votato alla Camera il taglio di 345 parlamentari. Salvini blocca anche questo provvedimento: vuole il voto subito. Ma il M5s preme per arrivare a un’approvazione lampo prima di tornare alle urne.

Le norme (cruciali) ora in bilico: i decreti su Ilva, rider e precari della scuola

Il Governo, secondo quanto scrive il Sole 24 Ore, è comunque al lavoro per cercare di portare a casa anche i decreti approvati dall’ultimo Consiglio dei ministri prima della crisi. Misura inderogabile è per esempio quella sull’ex Ilva: senza un’intesa tra il governo e Arcelor Mittal sull’immunità penale entro il 6 settembre, la società che ha in mano l’acciaieria di Taranto ha minacciato la chiusura dello stabilimento. Il Dl Imprese presentato da Luigi Di Maio prevede tutele legali a scadenza. Così come interviene anche sulle vertenze che riguardano l’ex Alcoa in Sardegna, la Blutec di Termini Imerese e la Whirpool in Campania. In ballo ci sono centinaia di posti di lavoro. Ci sono poi le norme a tutela dei rider: il testo di Di Maio prevede, tra le altre cose, il riconoscimento della malattia e la copertura assicurativa contro gli infortuni. Restano in bilico, dopo la crisi scatenata da Salvini, anche i circa 55mila precari della scuola: per loro un secondo decreto approvato dal cdm salvo intese prevedeva la possibilità di abilitarsi nelle università e garantiva la metà dei 48mila posti del nuovo concorso.

Finiscono nel cestino salario minimo e revoca delle concessioni

Un altro effetto della decisione di Salvini di scaricare il governo è, come riporta sempre il Sole 24 Ore, un colpo di bianchetto su 243 atti parlamentari che erano in esame tra Montecitorio e Palazzo Madama. Tra questi c’è anche la proposta M5s di un salario minimo fissato a 9 euro lordi l’ora per tutti i lavoratori. La crisi di governo fa saltare però anche tutto il lavoro portato avanti sul fronte delle autonomie per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, a cui in teoria la Lega avrebbe dovuto tenere più di tutti. Così come finisce diventerà lettera morta tutto il lavoro portato avanti al ministero dei Trasporti per arrivare alla revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia come conseguenza del crollo del Ponte Morandi che ha provocato 43 morti il 14 agosto scorso.

Dalla commissione Banche alle Semplificazioni: gli altri provvedimenti saltati

Non era nemmeno cominciato invece il lavoro della commissione d’inchiesta sulle banche che avrebbe dovuto essere convocata per la prima volta a settembre per iniziare a far luce sui crack degli istituti di credito italiani. Nulla da fare anche per i dieci disegni di legge per le semplificazioni: doveva essere l’occasione attesa da tempo per mettere ordine a diversi settori, tra cui agricoltura, turismo e lavoro, e snellire la burocrazia, uno dei mantra di Salvini. Così come resteranno in un cassetto anche altri cavalli di battaglia dei Cinquestelle: la riforma dell’acqua pubblica, per una gestione senza privati, e il ddl che dimezzava le aperture domenicali e festive dei negozi.

M5s: “La crisi voluta da Salvini farà saltare legge a favore della polizia locale”

“È bene che lo sappiano gli operatori del settore, chi ogni giorno lavora per la nostra sicurezza”, dichiarano il presidente della commissione Affari Costituzionali, Giuseppe Brescia, e il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia. Con la scelta di far saltare il banco, Salvini ha rinunciato anche alla “proposta di legge per dare risposte a chi senza tutele garantisce la sicurezza sul territorio, in ogni comune”. “A causa di una scelta irresponsabile – scrivono i due pentastellati – saltano per la polizia locale, tra le altre nostre proposte, il riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti e l’istituzione di una specifica classe di rischio equivalente al trattamento previsto per gli appartenenti alle forze di polizia statali”. “Richieste fatte da decenni e finalmente da noi ascoltate. Evidentemente – concludono Brescia e Sibilia – questo al ministro dell’Interno non interessa e nella sicurezza rimarranno operatori di serie A e operatori di serie B”.

 

da IL FATTO QUOTIDIANO

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