Grazie alle nuove destre, i responsabili del disastro politico e sociale della nostra società, la fanno franca

Le politiche di austerità, nel contesto di una crisi sistemica che viviamo da oltre un decennio, hanno generato un crollo della coesione sociale, che si traduce in disoccupazione, insicurezza economia e scontento. La polarizzazione dei redditi che ha svuotato le tasche delle classi popolari e medie, produce a sua volta polarizzazione politica, un fenomeno che impatta direttamente sulla stabilità del sistema dei partiti. E favorisce l’ondata autoritaria delle destre.

Tutte le organizzazioni dell’eterogeneo ambiente politico dell’ultradestra prendono gli immigrati, preferibilmente poveri e “non occidentali”, come capro espiatorio del presunto declino socioeconomico e culturale. Ma i muri di oggi non compiono più tanto una funzione di controllo di frontiera, bensì sono diventati soprattutto un elemento fondamentale di propaganda politica. Alzare un muro o una barriera è una misura rapida e d’impatto nei confronti dell’opinione pubblica, configurando una specie di “populismo delle barriere”. Come si può rendere visibile la “sicurezza” di fronte alle “invasioni” dei migranti meglio che con una barriera alla frontiera?

In questo modo, l’immigrazione si affronta dal punto di vista dell’insicurezza dei cittadini. Questo è uno degli elementi più comuni di stigmatizzazione della popolazione migrante, della povertà e dei poveri in generale, attraverso un’associazione ossessiva tra delinquenza, insicurezza e immigrazione. Ciò si connette all’immaginario costruito dalle politiche di austerità che, oltre ai tagli e alle privatizzazioni che comportano, sono «l’imposizione per l’80% della popolazione europea di un ferreo immaginario di scarsità». Un “non c’è abbastanza per tutti” generalizzato che incentiva meccanismi di esclusione, quelli che Habermas definisce come tipici del welfare chauvinism, e che concentrano la tensione latente tra lo status di cittadinanza e l’identità nazionale. In questo modo, si riesce a canalizzare il malessere sociale e la polarizzazione politica provocate dalle politiche di scarsità sull’anello più debole della catena: il migrante, lo straniero o semplicemente “l’altro”. In questo modo si assolvono le élite politiche ed economiche, responsabili reali del saccheggio. Perché se “non ce n’è per tutti”, allora siamo troppi, cioè “non ci stiamo tutti”. E così, si sfuma la linea sottile che connette l’immaginario dell’austerità con quello dell’esclusione, su cui si costruisce la potenzialità dello slogan “prima noi ”.

 

 Miguel Urbán 
tra i fondatori di Podemos 

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