Guatemala: guerra tra poveri contro i migranti

Ancora tensioni alla frontiera tra Messico e Guatemala, ma questa volta l’aggressione arriva dai cittadini della stessa Ayutla Tecún Umán. Nella giornata di domenica secondo la Procuradoria de los Derechos Humanos del Guatemala, circa 300 cittadini guatemaltechi, si sono presentati nella piazza centrale di Ayutla Tecún Umán armati di sassi bastoni e hanno attaccato gli oltre mille migranti che sostavano da oltre una settimana in attesa di poter ricevere il visto umanitario per entrare in Messico.

Gli aggressori, una volta sgomberata la piazza centrale hanno poi inseguito i migranti sul ponte che conduce al varco frontaliero e si sono ritirati solo quando le forze dell’ordine gli hanno chiesto di non lanciare più sassi e bastoni verso i migranti. Sempre secondo la Procuradoria de los Derechos Humanos, la città sarebbe stata “sin ley” per tutta la notte con una trentina di incappucciati che giravano per le strade armati di bastoni in cerca di migranti da cacciare.

Il flusso di migranti dal Centro America verso gli Stati Uniti non si è mai fermato, ma da diverse settimane è ricominciato in modo più consistente, da quando, il 15 gennaio è partita da San Pedro Sula, la prima carovana migrante pubblica del 2019. Secondo la INM (Instituto Nacional de Migracion messicana), infatti, sono stati già concessi 11366 mila permessi umanitari con validità un anno (8276 dal Honduras, 1516 dal Guatemala stesso, 1330 da El Salvador), ma sarebbero almeno altri 5 mila i migranti che hanno scelto di proseguire il viaggio verso nord senza farsi registrare alla frontiera. Un flusso che è destinato a restare tale o ad aumentare perché restano immutate le condizioni che impongono alle persone di fuggire dal proprio paese: per esempio, secondo le Nazioni Unite il 68% della popolazione hondureña vive in povertà, il 44% in povertà estrema. Senza parlare della violenza: nelle prime due settimane dell’anno, 9 massacri hanno causato 33 morti violente. Così, sono ogni giorno circa 300 i cittadini hondureños che preferiscono avventurarsi in un viaggio pericoloso piuttosto di restare nel proprio paese.

La concessione del visto umanitario è in parte responsabile dei fatti occorsi domenica: secondo le testimonianze degli osservatori e dei migranti stessi, infatti, i tempi di attesa per ottenere il permesso umanitario variano da 5 a 10 giorni. Ad appesantire questa situazione sul confine è anche la decisione della INM di non concedere più permessi umanitari, tanto che molti migranti hanno annunciato che proveranno a superare il confine attraversando a nuoto il rio Suchiate, come già hanno fatto in precedenza numerose altre carovane.

La lentezza delle istituzioni per le operazioni di regolarizzazione della posizione migratoria, costringe dunque i migranti a una lunga attesa. L’albergue messo a disposizione dalle autorità guatemalteche risulta insufficiente per gestire l’intero flusso, tanto che moltissimi migranti sono costretti a sostare nella piazza principale. Una festa autogestita in piazza con musica, balli, alcol (e droga, secondo gli accusatori) sarebbe stata il casus belli dell’aggressione. Ma il problema vero è la criminalizzazione delle persone migranti: chi è povero deve comportarsi come povero, deve essere sottomesso, non ha diritto a divertirsi o a provare ad attenuare le sofferenze: i migranti quindi non possono ballare, non possono avere i telefonini, non possono bere alcol.

La logica è la stessa della narrazione tossica di chi si scaglia contro i migranti anche nell’altra parte del mondo attraversata dal fenomeno, il mar Mediterraneo.

 

di Christian Peverieri per GLOBAL PROJECT

 

Segnalazioni, a cura di Sergio Falcone

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