Haiti è sull’orlo della guerra civile

Ricordate Haiti, la sfortunata perla dei Caraibi, che, prima al mondo, disse no alla schiavitù e al traffico di esseri umani? Ricordate le tante promesse fatte ai suoi abitanti dopo il terremoto del 2010 che la rase al suolo? Ricordate gli 11 miliardi di dollari di donazioni che arrivarono per ” ricostruirla nuova e più bella” ? E’ sparita dai media e dall’attenzione internazionale. Via tutti. Via le organizzazioni umanitarie e via i tanti vip dello spettacolo e della politica mondiale che qui fecero passerella. E soprattutto via quegli 11 miliardi senza che sia cambiato nulla per la povera gente di questo paese. Anche qui tanti, con la scusa degli aiuti a casa loro, hanno solo rubato e fatto affari a più non posso.

La situazione ad Haiti è prossima al disastro, dopo una serie di uccisioni da parte delle forze di sicurezza durante le proteste anti-corruzione, con gli ospedali a corto di scorte e la popolazione dello stato più povero delle Americhe impossibilitata a usufruire dei servizi essenziali”. Lo ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International. “Le autorità haitiane devono non solo assicurare lo svolgimento delle manifestazioni pacifiche e garantire il diritto alla vita e quello all’incolumità fisica di chi sceglie di parteciparvi, ma anche prendere in piena considerazione le ragioni che hanno dato luogo alle proteste e affrontare in modo serio le cause dell’attuale crisi politica ed economica”, ha aggiunto Guevara-Rosas.

Dal 2018 la popolazione haitiana scende in piazza per chiedere trasparenza sull’uso dei fondi Petrocaribe. Le proteste antigovernative si susseguono dallo scorso luglio, attraverso scioperi, mobilitazioni di massa e rivolte di strada, a seguito dell’imposizione di nuove misure antipopolari dettate dal Fondo Monetario nternazionale – in cambio di un prestito milionario – con un deciso aumento del prezzo del carburante (+51%) e dei beni di prima necessità. Secondo la Banca mondiale, Haiti è lo stato più povero delle Americhe: il 59 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia nazionale della povertà e il 24 per cento al di sotto della soglia nazionale della povertà estrema.

Dall’inizio di questa nuova ondata di proteste, lo scorso 7 febbraio, si registrano diversi morti tra i manifestanti. Le stime, a seconda delle fonti giornalistiche, oscillano tra le 7 e le 12, mentre fonti dell’opposizione parlano di 52 morti. Domenica scorsa in tutte le principali città di Haiti decine di migliaia di manifestanti sono tornate in strada per la seconda settimana consecutiva per chiedere le dimissioni del presidente Jovenel Moise. Haiti è sull’orlo della guerra civile….

«Nessuno ne parla, anzi addirittura c’è chi nega tutto, come l’ambasciatore americano, il quale dice che non sta succedendo nulla di grave. Obbedisce a degli ordini: se l’America ammettesse che siamo sull’orlo della guerra civile dovrebbe intervenire militarmente e automaticamente dovrebbe dare rifugio politico a un milione di haitiani che lo chiederebbe. Quindi l’ordine per tutti è non parlarne», denuncia suor Marcella Catozza, missionaria francescana, che vive e opera nell’immensa baraccopoli di Waf Jeremie alla periferia di Port-au-Prince dal 2005.

Di seguito il mio documentario all’indomani del terremoto

(cit. RADIO ONDA D’URTO)

 

 

epa07176026 A child covers his head during protest, in Port-au-Prince, Haiti, 18 November 2018. Thousands of Haitians took the streets in a new national protest against corruption and impunity which has left at least two dead and several wounded. EPA/ESTAILOVE ST-VAL

 

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