Halime, 11 anni, la nostra nemica

Halime ha 11 anni e una gran voglia di sapere.
In Siria, il suo paese natale, era la prima ad entrare in classe. Poi la maledizione della guerra chiuse la sua scuola e costrinse lei e la sua famiglia a fuggire e cercar scampo in un altro paese. Quel paese fu la Turchia. Lì il governo riceve un fiume di denaro dalla comunità europea per ospitare milioni di profughi ed evitare che proseguano il loro viaggio verso l’Europa.
Questa ospitalità ha costretto il papà di Halime alla sopravvivenza. Da mattino a sera in giro tra i cassonetti dei rifiuti a cercare carta da rivendere per un po’ di pane. Halime lo accompagna. Ogni giorno.
Porta con se, sempre, un libro e un quaderno. Appena può si siede su di un marciapiede o su una montagna di rifiuti e studia. Per qualche minuto è felice. Per pochi istanti torna ad essere una bambina come tutte le altre.
Nel nostro tristissimo e ingiusto mondo i profughi sono un grande paese sempre in movimento. Sempre più disgraziato. 68 milioni e mezzo, la cifra dell’ingiustizia e dell’orrore regnante.
Circa la metà di questi profughi sono bambini e bambine. Come Halime. Sopravvivono, non vivono.
A loro il mondo ha voltato la faccia e continua a far guerra. Ha portato guerra e miseria a casa di milioni di Halime e ora le indica come il nemico ai disperati di casa propria.
E’ il secolo del grande inganno.

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