Hanno vinto. Perderanno presto se riapriamo la strada alla speranza

Hanno vinto. Anzi, stravinto.
Lega primo partito in Italia, in maniera quasi uniforme. I 5 Stelle abbattuti e in piena crisi. La sinistra scomparsa a meno che non si voglia chiamare tale il risicato ridotto del Pd.
Salvini è riuscito nell’impresa. Il paese tra i primi fondatori dell’Europa è oggi anti europeista. Il paese di un’orgogliosa resistenza ai fascismi e agli autoritarismi è nelle mani di un capitano di ventura, di uno che si è auto battezzato uomo della Provvidenza e che giura che Dio è con lui. Gott mit uns!
Ha potuto farlo perché ha occupato la comunicazione sociale. Televisioni, media, ogni cosa. Gli è stato consentito di farlo. Ha potuto costruire indisturbato la sua velenosa narrazione convincendo un paese sull’orlo del baratro del debito pubblico, afflitto da immane corruzione, con le mafie al comando, con una disoccupazione stellare, con poveri assoluti a milioni, privo di speranze e futuro, che il grande nemico fosse l’altro, un’ondata migratoria mal gestita, assolutamente non spiegata nelle sue ragioni. Lo straniero, il nemico. Ha trovato di fronte le risibili barricate di cartapesta di una solidarietà generica, di chi provava a contrastarlo imitandone gesta e linguaggio. La gente alla fine sceglie la versione originale, non copie mal fatte.
Gli è stato consentito l’attuale abbuffata di potere dalla morte per eutanasia della sinistra. Litigiosa, chiusa nei suoi scontri di potere interni mentre tutto intorno divampava l’incendio. Incapace di qualsivoglia progetto alternativo di società, di futuro possibile. Peggio ancora strenuamente alla difesa dell’indifendibile. Questa Europa, per come è oggi, fa veramente schifo. E’ stata e è nemica dei tanti che innanzi agli occhi vedono solo buio.
Tutto è perduto? Assolutamente no!
In Europa quelli di Salvini non hanno vinto. Restano minoranza. La vera novità di queste elezioni europee è l’esplosione dei Verdi. Una proposta antagonistica ai modelli di società vigenti. Condivisibile o meno, ma chiaramente di rottura. Un buon segnale.
E a guardar bene, anche nel nostro paese, la partita non è chiusa. Anzi si apre ora.
Il 34 % della Lega è molto simile ai risultati dei 5 Stelle di un anno fa. In appena un anno quello che era il partito di maggioranza relativa è imploso. Le sue promesse smentite dai fatti e poi dal voto. L’elettorato italiano è disperatamente liquido. Si aggrappa a ogni speranza, persino alle più bugiarde e cambia repentinamente di umore. Potrebbe farlo, anzi lo farà certamente ancora, quando Salvini dovrà misurarsi, cosa per lui impossibile, con i fatti. Ora gli tocca governare cosa diversa dall’errare per sagre e comizi. Faticosa. Parola per lui indigeribile. I fatti sveleranno anche il suo di inganno. E saranno durissimi a partire dalla prossima finanziaria sulla quale l’Europa non farà sconti all’infezione autoritaria italiana.
C’è poi l’incognita del grande mondo fatto da quella quasi metà di paese che da tempo non va a votare. Il 34% di consensi elettorali della Lega rappresenta forse meno del 20% degli italiani.
E’ da qui che bisogna ripartire. Inutile stracciarsi le vesti e disperare. I democratici, quelli che ragionano da cittadini del mondo, quelli che hanno a cuore diritti e libertà per tutte e per tutti, di un mondo più umano e più giusto, assolutamente possibile, del tutto alternativo alle barbarie esistenti, si rimbocchino le maniche.
C’è tanto da lavorare. Tanto da convincere rinunciando allo sterile puntare il dito contro i disperati che in assenza di alternative vere hanno seguito l’ennesimo pifferaio.
Serve un nuovo progetto, una nuova casa comune. Non un leader ma una squadra di persone capaci, oneste, competenti. Una nuova bandiera e nuove idee che illumino il cielo di speranza e giustizia, che mettano insieme gli oppressi, sbarrando la strada alle guerre tra poveri, contro i veri nemici di questo paese e dell’umanità. Il nuovo esiste, è tra noi. E’ il grande popolo di chi in questi mesi ha fatto veramente opposizione. Dobbiamo riunirli, avere una voce sola.
Lavoriamoci da subito. Insieme!

silvestro montanaro

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