I crimini di guerra israeliani

Le forze israeliane hanno sparato intenzionalmente contro bambini, operatori sanitari, giornalisti e persone con disabilità mettendo in evidenza un crudele e spietato disprezzo per il diritto internazionale umanitario. Oltre 6.000 persone sono state ferite da proiettili veri e questo ha messo in ulteriore difficoltà il sistema sanitario di Gaza già allo stremo. A molti feriti è stata negata l’autorizzazione a viaggiare fuori dalla Striscia di Gaza per ricevere le cure mediche necessarie”.

Con queste parole il vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord Saleh Higazi ha commentato il nuovo rapporto realizzato da una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, secondo le quali le forze israeliane potrebbero aver commesso crimini di guerra durante le proteste di Gaza dello scorso anno, anche sparando intenzionalmente contro civili palestinesi.

Le conclusioni del rapporto“, afferma Higazi, “riecheggiano quelle cui noi eravamo giunti: molte delle uccisioni di manifestanti palestinesi da parte delle forze israeliane durante le proteste della Grande marcia del ritorno sembrano essere state intenzionali, e dunque costituire crimini di guerra”.

 Oltre 6.000 persone sono state ferite da proiettili veri 

MANIFESTANTI COLPITI ALLE SPALLE

Nella maggior parte dei casi dai noi analizzati, i manifestanti uccisi sono stati colpiti sulla parte superiore del corpo, come la testa e il petto, in alcuni casi mentre davano le spalle ai soldati israeliani. Testimonianze oculari, riprese video e immagini fotografiche lasciano intendere che molti di loro sono stati uccisi o feriti in modo intenzionale mentre non ponevano alcuna minaccia.

Mohammad Khalil Obeid, un calciatore di 23 anni, è stato colpito a entrambe le ginocchia il 30 maggio 2018 nei pressi del campo di al-Breij. In quel frangente, stava riprendendo sé stesso dando le spalle alla barriera. Il video, pubblicato sui social media, mostra che nel momento in cui è stato colpito si trovava in una zona isolata, lontano dalla barriera, e non sembrava rappresentare alcuna minaccia alla vita dei soldati israeliani.

IL RAPPORTO DELLE NAZIONI UNITE E SUE CONSEGUENZE

Le Nazioni Unite devono ora dare seguito alle loro iniziali raccomandazioni raccogliendo informazioni su presunti responsabili e trasmettendole ai meccanismi nazionali e internazionali di giustizia, compreso il Tribunale penale internazionale. I responsabili di questi deplorevoli crimini non devono rimanere impuniti“, ha aggiunto Higazi.

“Le conclusioni di questo rapporto devono avviare il percorso perché si abbia giustizia per le vittime dei crimini di guerra e perché s’interrompa il lungo ciclo d’impunità per le gravi violazioni del diritto internazionale commesse dalle forze israeliane nei Territori palestinesi occupati”.

 

AMNESTY INTERNATIONAL

 

Segnalazioni, a cura di Sergio Falcone

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1 Response

  1. rosella de troia ha detto:

    Attualissimo Galeano
    Da dove viene l’impunità che permette a Israele di portare avanti la mattanza di Gaza? Forse la tragedia dell’Olocausto implica una polizza di eterna impunità?

    Gaza vista da eduardo Galeano

    Per giustificarsi, il terrorismo di Stato fabbrica terroristi, semina odio e raccoglie alibi. Tutto indica che la macelleria di Gaza, che secondo i suoi autori vuole farla finita con i terroristi, riuscirà solo a moltiplicarli.

    Dal 1948, i palestinesi vivono condannati all’umiliazione perpetua. Non possono neanche respirare senza permesso. Hanno perso la propria patria, le terre, l’acqua, la libertà su tutto. Tanto meno hanno diritto ad eleggere i propri governanti. Quando votano chi non devono votare sono puniti. Gaza è castigata. Si è trasformata in un trappola per topi senza vita d’uscita, da quando Hamas vince limpidamente le elezioni nel 2006. Qualcosa del genere era apparso nel 1932, quando il Partito comunista trionfò alle elezioni in Salvador. Bagnati nel sangue, i salvadoregni espiarono la loro cattiva condotta e da allora vissero sottomessi ad una dittatura militare. La democrazia è un lusso che non tutti meritano.

    Sono figli dell’impotenza dei razzi fatti in casa che i militanti di Hamas, rinchiusi a Gaza, sparano, fallendo l’obiettivo, sulla terra che era stata dei palestinesi e che l’occupazione israeliana gli usurpò. E la disperazione, al limite della pazzia suicida, è la madre delle bravate che negano il diritto all’esistenza di Israele, grida senza alcuna efficacia, mentre la molto più efficace guerra di sterminio sta negando, da tanti anni, il diritto all’esistenza della Palestina. Di Palestina ne resta molto poca, passo dopo passo Israele la sta cancellando dalle mappe.

    I coloni invadono, e dietro di loro i soldati correggono la frontiera. Le pallottole consacrano l’espropriazione in legittima difesa. Non c’è una guerra aggressiva che non dica di essere una guerra difensiva. Hitler invase la Polonia per evitare che la Polonia invadesse la Germania. Bush invase l’Iraq per evitare che l’Iraq invadesse il mondo. In ogni sua guerra difensiva, Israele ha trangugiato un altro pezzo di Palestina, e il pasto continua. Il divoramento si giustifica con i titoli di proprietà che la Bibbia concesse, per i duemila anni di persecuzione che il popolo ebreo ebbe a soffrire, e per la paura generata dai palestinesi in agguato.

    Palestina murales

    Israele è il paese che non ha mai rispettato le raccomandazioni né le risoluzioni dell’Onu, che mai si è attenuto alle sentenze dei tribunali internazionali, è il paese che si burla delle leggi internazionali, ed è anche l’unico paese che ha legalizzato la tortura per i prigionieri.

    Chi gli ha regalato il diritto di negare tutti questi diritti? Da dove viene l’impunità che permette a Israele di portare avanti la mattanza di Gaza? Il governo spagnolo non poté bombardare impunemente il Paese Basco per sterminare l’Eta, né i governo britannico pote distruggere l’Irlanda per liquidare l’Ira. Forse la tragedia dell’Olocausto implica una polizza di eterna impunità?

    O questa luce verde viene dalla potenza mandataria che ha in Israele il più incondizionato dei suoi vassalli? L’esercito israeliano, il più moderno e sofisticato del mondo, sa chi uccide. Non uccide per errore. Uccide per orrore. Le vittime civili si chiamano danni collaterali, secondo il dizionario di altre guerre imperialiste. A Gaza, di ogni dieci danni collaterali, tre sono bambini. Che si sommano a migliaia di mutilati, vittime della tecnologia dello squartamento umano, che l’industria militare sta testando con successo in questa operazione di pulizia etnica. E come sempre, sempre lo stesso: a Gaza, cento a uno. Per ogni cento palestinesi morti, uno israeliano.

    Gente pericolosa, avverte l’altro bombardamento fatto con la manipolazione dei mass media, che ci invitano a credere che una vita israeliana vale tanto quanto cento vite palestinesi. Gli stessi media che ci invitano a credere che sono umanitarie le duecento bombe atomiche di Israele, e che una potenza nucleare chiamata Iran è quella che distrusse Hiroshima e Nagasaki.

    La cosiddetta comunità internazionale, esiste? E qualcosa di più di un club di mercanti, banchieri e guerrieri? Qualcosa di più del nome artistico che gli Stati Uniti utilizzano quando fanno teatro?

    Davanti alla tragedia di Gaza, l’ipocrisia mondiale brilla di nuovo. Come sempre, l’indifferenza, i discorsi vacui, le dichiarazioni vuote, le declamazioni altisonanti, le posizioni ambigue, rendono tributo alla sacra impunità.

    Davanti alla tragedia di Gaza, i paesi arabi si lavano le mani. Come sempre. E come sempre i paesi europei si sfregano le mani.

    La vecchia Europa, capace di tanta bellezza e perversità, versa una lacrima mentre segretamente celebra questo capolavoro. Perché la caccia al giudeo è stata sempre una abitudine europea, però da mezzo secolo in qua questo debito storico è a carico dei palestinesi, che sono anch’essi semiti e mai sono stati antisemiti. Essi stanno pagando, in sangue contante e sonante, un conto che gli è estraneo.

    (Fonte OtherNews.info; traduzione di Marina Zenobio)

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