I GIRONI INFERNALI DEL TURISMO SESSUALE: FORTALEZA, BRASILE

<< Ti sembra giusto? Dai…rispondi….ti sembra giusto? Per un pezzo di pane… per un bicchiere di acqua….ti sembra giusto? >>.
Lucilone tace in attesa di una mia risposta, sgranandomi addosso i suoi occhi di solito
allegri e chiari, ora invece fiammanti di rabbia.

Lucilone, dodici anni, da qualche mese, infatti “aiuta” la sua mamma.
<< Lei è malata e il suo uomo, il mio patrigno, dice che non riesce a trovar lavoro. Sa solo ubriacarsi di cachaca con gli amici, quello! E le medicine come si comprano? E a tavola che ci metti? Un’amica mi ha spiegato come faceva lei e ho cominciato anche io a fare i “lavoretti . É così che dico a mamma quando le porto i soldi. Le racconto che ho lavato una macchina, che ho portato dei pacchetti, che un turista buono mi ha dato qualcosa. Non le posso dire altro. Mamma morirebbe se sapesse la verità >>
Questo piccolo angelo, biondo come il sole, il viso inondato di lentiggini, si prostituisce.
Preferibilmente ai turisti che pagano meglio, ma nelle giornate di magra anche ai locali.
<< Non è stato bello, specialmente la prima volta. Non è mai bello e mi sento sempre sporca. Quando torno a casa, dopo aver consegnato i soldi a mamma sto un sacco di tempo a lavarmi. Ma non serve. L’acqua non riesce a portarsi via tutto quello schifo. Per un pezzo di pane…per una medicina…Ti sembra giusto? Ma qui è così…non c’è niente per noi, solo fame. Ed allora vendi ciò che hai. Ed io che ho da vendere? Niente, solo me stessa >>
La prima volta di Lucilone le ha fruttato cinquanta centesimi. Terribile, ma vero. E lei,
dopo aver asciugato le lacrime, si è sentita addirittura ricca. Ora guadagna “persino” 30 reais, cioè quasi dieci euro a cliente, ma accade ben poche volte. Solo con i turisti. I locali continuano a pagare una miseria.
Di Lucilone ce ne sono tantissime qui a Fortaleza e nelle altre grandi città rivierasche e
turistiche del Brasile. Basta solo aver il coraggio di andar oltre le spiagge dorate e guardare il mare, infinito come l’oceano, di casupole fatte di poveri teli, pali e lamiera, il cui unico cemento è la miseria, il degrado e la disperazione. L’inferno delle favelas, lontane quasi sempre meno di un centinaio di metri dai lungomare scintillanti di hotel, ristoranti e piste
da ballo…..

 

da Col cuore coperto di neve di Silvestro Montanaro

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