musulmani riuniti in preghiera al parco della maggiolina per celebrare la fine del ramadan

I MILLE NOMI DI DIO

La mattina, al bar della Rai, quando lavoravo lì, a servirmi il caffè era un tunisino. Era in Italia da tanti anni. Una persona intelligente e gentile. Si parlava di tutto, ma soprattutto ci si scambiava rispetto e umanità.
Un giorno mi chiese di andare insieme a pregare nella moschea di Roma. Sapeva che non ero certo un islamico, ma pensava che Dio fosse uno solo e che non c’era nulla di male a cercarlo insieme in quella che era la casa del suo Dio. Vissi questa sua richiesta come un gesto di grande amicizia.
Lo avevo già fatto più volte, in giro per il mondo. Io, purtroppo non benedetto da una grande fede, avevo pregato con la gente del Senegal che invocava la benedizione di Allah sulla propria misera quotidianità, o con quella indiana che si appellava a Visnu o anche con quella birmana e cambogiana che onorava il suo Buddha. Avevo liberato passeri in riva al fiume di Phnom Penh, come si suol fare lì dopo la preghiera, perché quei passeri che recuperavano l’immensità del cielo erano il simbolo della felice e libera ricerca del senso della vita, quella che unisce le donne e gli uomini di tutto il mondo qualsiasi sia il nome che danno alle loro povere ansie di verità.
In cambio ho avuto il grande regalo del respiro del mondo, qualcosa in più che il sentimento della tolleranza.
” Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera”.
Così recitava Salvatore Quasimodo sulla straordinaria tragedia della vita. Parole di pace, barriera invalicabile ad ogni intolleranza.
Aborrisco ogni intolleranza e le religioni, tutte, portano il segno di questo orribile male. Ciò non mi impedisce di rispettare per intero l’umana ricerca del senso della vita.
Trovo perciò penoso, umiliante per un paese come il nostro, per secoli culla e luogo di incontro di civiltà, quindi faro di pace e di dialogo, quanto accade in questi nostri grigi e tristissimi giorni.
«La sinistra e il Pd regalano un intero immobile pubblico a una associazione islamica. Nuove moschee no grazie», bestemmia il leader della Lega, mentendo su un normale scambio immobiliare in quel di Bologna. Al centro della vicenda c’è la permuta con cui Palazzo d’Accursio ha ceduto per 99 anni il diritto di superficie del centro di cultura islamica di via Pallavicini, in cambio di un terreno in viale Felsina. Un’operazione che ha provocato le ire del centrodestra, spaventato che l’atto preceda il via libera a una grande moschea sotto le Torri.
Se anche così fosse, se anche poi davvero sorgesse una moschea, che male ci sarebbe? Certo, sarebbe giusto e necessario far di tutto perchè non divenga sede di integralismo. Ma cercare Dio è un diritto di tutti gli esseri umani. Negare questo diritto è mettere fine alla parte migliore della nostra storia e della nostra civiltà.

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