” I POVERI SONO LA VERA CHIESA “.

Aveva scelto di essere ultimo tra gli ultimi, come quel Gesù che ne ha illuminato la vita .
Don Carlo Carlevaris si è spento ieri nella sua soffitta, quella che aveva scelto per condividere la vita dei poveri in ogni momento della sua giornata. E dove ospitava un povero vecchio che aveva strappato all’alcolismo.
E’ stato il primo prete operaio nel nostro paese. Era entrato alla Fiat come cappellano, ma gli avevano dato il benservito. Il suo messaggio non era funzionale alle politiche aziendali.
Allora si era fatto assumere come semplice operaio e aveva trascorso la sua vita alla catena di montaggio.
«Ero diventato cappellano del lavoro alla Fiat quasi per caso. In breve tempo avevo capito che quel ruolo era ambiguo. Gli operai mi consideravano una spia del padrone, i capi cercavano di strumentalizzarci per contrastare i comunisti. Ricordo un pellegrinaggio a Lourdes organizzato dall’ azienda nel 1958. Alla processione che raggiungeva la grotta c’ erano tremila operai in tuta bianca che sventolavano grandi bandiere della Fiat. Dietro gli stendardi, in prima fila, c’ erano Valletta e Agnelli. Così pensavano di cristianizzare la fabbrica. Al ritorno denunciai quelle ambiguità». E arrivò il diluvio. «La Fiat chiese al vescovo il mio allontanamento. Il cardinale dell’ epoca, Maurilio Fossati, mi tolse l’ incarico che avevo nell’ Azione cattolica. E il prefetto del Sant’ Uffizio, il cardinale Alfredo Ottaviani, mi scrisse una lettera per chiedere “la verifica del tuo insegnamento” e accusarmi di “deviazione ed eterodossia”». Ci sarebbero voluti altri sette anni prima che un vescovo chiamasse don Carlo e gli dicesse: «Io sono un uomo di studi. Non ho competenza in campo operaio e mi trovo a guidare la diocesi di una città industriale. Mi suggerisca che cosa è possibile fare, ci pensi». Quel vescovo era un professore di teologia, Michele Pellegrino. Un uomo che avrebbe inserito nel suo stemma di cardinale il motto: «Evangelizare pauperibus», evangelizzare i poveri. Evangelizzare i poveri è stata anche la ragione della scelta di don Carlo: «In fondo non sono andato in fabbrica perché gli operai fossero una classe ma perché erano i poveri. Mi dava fastidio l’ idea che un prete potesse vivere con loro. Pensavo, e penso ancora oggi, che un sacerdote debba vivere come loro».
Negli ultimi tempi si era battuto contro l’edificazione di una nuova chiesa nel suo quartiere alla periferia di Torino.
“ Troppi soldi, mentre qui tanti fanno la fame. Dateli ai poveri. Sono loro la nostra chiesa”.

 

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