I silenzi delle donne e la ricerca della felicità

A volte non ci crediamo alla felicità.
Pensiamo di non meritarla o di pretendere troppo.

Stiamo. Che intanto a tutte succede così.

Laviamo, stiriamo, riordiniamo, provvediamo alla spesa, ci occupiamo dei figli se ci sono.
Qualche uscita con le amiche, pause rassicuranti.
Cene tra coppie con bambini il sabato sera.

Gesti quotidiani e ripetitivi che ci tramandiamo di madre in figlia. Di generazione in generazione.

Poi, qualcuna di noi inizia a perdersi.
Un’ insicurezza l’assale.
Fuggirebbe chissà dove.
Non le basta, quella vita lì, non le è sufficiente.

Si sente svuotata e l’unica cosa che pensa è di essere sbagliata.

Si rimette in carreggiata. Ci prova.
I giorni si ripetono ma non rassicurano più.
Forse sono matta, pensa.
È nervosa.
Non sono come altre, si dice tra sè.
Cosa c’è in me che non va? Si ripete nelle notte insonni.

Poi, un giorno come un altro, il malessere è troppo grande e prende coraggio. Cos’altro potrebbe fare?

Rompe gli argini del silenzio.
Grida il suo dolore.
Magari lo detta a una pagina di diario.
Per lei sono finiti i giorni dei compromessi.
Degli occhi al cielo.
Del nervoso all’altezza dello stomaco.
Dei denti stretti.
La sua vita non è più immobile.
Chiede scusa.

Piange. Per quel tempo che desidera per sé.
Chiede scusa perchè non può morire prima del tempo.
Chiede scusa per poter sperare ancora nella felicità.
In quella felicità che ci sembra un merito.
Ma non lo è.

Lei è una ricerca.
Si muove con noi.
Ci serve. È necessaria.

E non deve dobbiamo provare vergogna se la cerchiamo con ostinazione.
Se la nostra strada non è quella delle altre.
Se usciamo da quella già tracciata e ne percorriamo una nostra.

La storia di noi donne, a volte, ha radici lontane, coperta da una coltre di silenzi. Chiusa dentro alle mura di casa.

Io le ho sfondate quelle mura. E ho chiesto scusa a tutti, che camminavo rasente ai muri.

Ora so che cercavo solo di essere felice.

Non abbiate paura di stare male, né di parlare del vostro dolore.
Non siete sole.
Il sentire, spesso, è comune a molte.
Ci rende umane e simili.

Non vergognatevi di cercare la felicità.
Sentitevi orgogliose, invece, di non essere rimaste immobili. Mute. Infelici.

Penny

Cinzia Pennati, scrittrice, insegnante, madre

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