Il dovere della verità

Questa mattina quando sono andata a scuola ho visto una mia collega che aveva le lacrime agli occhi dalla commozione, mi è venuta incontro e mi ha mostrato il diario di un suo bambino.

Lui è senegalese, ha sette anni, ha due fratelli, uno più grande, uno più piccolo.

La scorsa settimana, giocando in giardino, un compagno lo ha spinto e si è rotto gli occhiali, allora le maestre hanno scritto ai genitori che avrebbero avviato le pratiche per cercare di risarcirglieli, come si fa in questi casi. Non sapevano se l’assicurazione avrebbe coperto la spesa degli occhiali nuovi, ma ci provavano.

Questa mattina il piccolo ha consegnato il diario alla sua maestra, la madre aveva scritto questo messaggio:

Inutile dire che mi sono commossa anch’io. “Fate abbastanza già”.

E mi viene da pensare che l’unico modo in cui possiamo sconfiggere “la storia unica” che ci viene raccontata da chi detiene il potere, come dice Chimamamanda Ngozi Adichie, sia quello di narrare ciò che, invece, è la realtà.

Complessa e profonda.

La storia vera è che in Italia gli stranieri non sono il 30%, ma l’8,5%, che i musulmani non sono il 20%, ma il 2,3%. I morti per terrorismo islamico sono zero.Gli stranieri versano 8 miliardi di IRPEF, 13 miliardi di contributi previdenziali e producono il 9% del PIL, pari a 130 miliardi all’anno.

Una bambina in classe mia, senegalese pure lei, ha disegnato se stessa e tre compagne di cui una del Bangladesh. Mentre lei si è colorata “rosa” la bambina del Bangladesh l’ha colorata di marrone e quest’ultima ha fatto esattamente l’opposto, ha colorato se stessa “rosa” e la bambina senegalese marrone.

Hanno sette anni e sentono il bisogno, in questa Italia, in un luogo protetto come quello della classe, di trovare qualcuno più marrone del marrone.

Hanno sette anni e sono piccole e hanno già a che fare con il nascondimento della loro identità.

La donna che ha scritto quel messaggio, piena di gratitudine, è una “nostra” mamma.

Chissà se anche lei ha imparato a nascondere la sua identità.

Noi sappiamo che ci ha fatto commuovere e non ci ha dato per scontato. Sappiamo che crede fortemente nella Scuola come possibilità per i suoi figli.

E non smetterò di ripeterlo: sono pure “nostri”.

Ho parlato con le mie due bambine, e ho detto ad entrambe che la loro pelle è bellissima e profuma di buono.

Ho parlato, ma so che serve molto di più. Uno Stato ad esempio che investa nella Scuola.

Degli uomini e delle donne che non dimentichino mai di andare all’essenza delle cose. Che ne accettino la complessità e non semplifichino.

L’unica arma possibile contro il razzismo è l’istruzione.

L’istruzione è l’unica arma contro la paura del diverso.

Noi, qui, nella “nostra” scuola continuiamo a raccontare la verità.

La storia unica è solo quella umana. Di cui tutti, ma proprio tutti, grazie a Dio, facciamo parte.

Penny

( insegnante, scrittrice, madre )

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