IL GRAN BUGIARDO

Matteo Salvini non ci dice che la sua promessa elettorale di rimpatriare cinquecentomila irregolari è pura fantasia. E che nei primi tre mesi del suo mandato, da giugno a settembre 2018, ha fatto perfino peggio del suo predecessore del Pd: 1.296 persone rimpatriate da Salvini contro i 1.506 rimpatri forzati eseguiti, secondo i dati comunicati dal Viminale, nello stesso periodo del 2017 da Marco Minniti.

Non ci dice che il suo decreto sicurezza nel giro di pochi mesi provocherà almeno diciannovemila senzatetto, disseminando insicurezza nelle città italiane: insicurezza soprattutto per chi finirà a dormire sui marciapiedi, comprese famiglie con mamme e bambini. A tanto ammontano, secondo uno studio della Corte dei Conti pubblicato a marzo 2018, i permessi umanitari che scadranno a breve. Permessi che su proposta di Matteo Salvini la maggioranza gialloverde in Parlamento ha cancellato. Migliaia di nuovi fuorilegge  e di senzatetto. Chi vuole  tornare in Africa non può farlo. E scaduti i permessi non potranno più lavorare, affittare una casa e neppure andare dal medico

Non ci dice che i rimpatri forzati costano oltre 7.000 euro a persona: perché, oltre alle spese di viaggio, richiedono la scorta di due o tre agenti di polizia per ciascun irregolare, che una volta arrivato in patria si ritrova nelle stesse condizioni che l’avevano spinto a emigrare.

Non ci dice che i ritorni volontari assistiti costano invece 4.500 euro a persona perché non hanno bisogno di scorte di polizia. E che la stessa cifra comprende 2.000 euro di investimento perché l’interessato, una volta arrivato in patria, possa avviare attività commerciali o artigianali per sé e pagare la scuola ai figli. Eliminando o alleviando così le condizioni che altrimenti spingerebbero chiunque a emigrare di nuovo.

Non ci dice che però i ritorni volontari assistiti, che costano quasi la metà di quelli forzati che piacciono alla Lega, sono bloccati da sei mesi: perché da quando è arrivato Matteo Salvini al ministero dell’Interno soltanto a fine ottobre è stato pubblicato il bando per il ritorno volontario assistito dei prossimi tre anni. Così 684 persone che hanno fatto domanda, delle quali 337 avevano già ottenuto dalle questure l’autorizzazione a partire, rimarranno in Italia con i documenti in scadenza o scaduti.

Non ci dice nemmeno che il nuovo bando per il ritorno volontario assistito, pubblicato a fine ottobre dal suo ministero per il periodo 2019-2021 e finanziato con soldi dell’Unione Europea, stabilisce un massimo di 2.000 beneficiari in tre anni. Appena 666 rimpatri all’anno, soltanto il 2,2 per cento di quanto ha fatto la Germania nel 2017: cioè il ritorno volontario finanziato dall’Ue di 29.522 immigrati.

Non ci dice che da ministro non è mai stato in Niger, Mali, Senegal, Gambia, Ghana, Pakistan, Bangladesh, Nigeria, Algeria o Costa d’Avorio. E che senza buone relazioni e accordi bilaterali con i Paesi d’origine dell’emigrazione, Matteo Salvini è soltanto un arruffapopolo.

 

Fabrizio Gatti per L’ESPRESSO

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