Il Messico è un enorme cimitero dei migranti. Scomparsi in 120.000

La politica migratoria restrittiva di Andrés Manuel López Obrador, neo presidente del Messico – per scongiurare le minacce dell’ingombrante vicino Donald Trump – ha creato un duplice imbuto. A sud, dove la Guardia nazionale impedisce ai nuovi arrivati da Honduras, El Salvador e Guatemala di proseguire fino al confine con gli Stati Uniti. E lungo il confine dove Remain in México vede la presenza di quasi 60mila centroamericani, in attesa che i giudici statunitensi decidano di concedere loro lo status di rifugiati.

Non solo. Il giro di vite ha spinto i migranti nelle aree più remote e pericolose del Messico. Dove i narcos, con la collaborazione di interi pezzi di istituzioni corrotte, dettano legge. Il rischio per chi le attraversa è, dunque, altissimo.

«Abbiamo notato un preoccupante incremento di quanti scompaiono. Non parlo di sequestri che pur sono aumentati. Bensì della pratica, non nuova, dei narcos di catturare i migranti, considerati prede facili, e farli svanire nel nulla. Non prima di avervi tratto il massimo profitto possibile.

Tanti vengono arruolati e impiegati come carne da cannone negli scontri con altre bande. O rivenduti nei mercati della prostituzione forzata, degli organi, della pedofilia. I loro corpi vengono, infine, disseminati nelle migliaia di fosse comuni sparse per il Paese.

Il Messico è un enorme cimitero di migranti», denuncia ad Avvenire Ana Enamorado, della “Carovana delle madri”, gruppo di mamme centroamericane che, ogni anno, percorre il Messico alla ricerca dei figli scomparsi.

L’organizzazione ha calcolato che, negli ultimi dieci anni anni, sono almeno 120mila i migranti desaparecidos. «Abbiamo realizzato un vasto censimento fra i gruppi attivi nel Centro America. Tenendo in considerazione quanti partono, siamo riusciti ad ottenere una stima, molto al ribasso, di quanti si “perdono per strada”.

Il loro numero andrebbe aggiunto a quello dei messicani desaparecidos durante la narco-guerra. Ma il governo rifiuta di farlo, nemmeno li menziona», aggiunge la donna, mamma di un giovane honduregno scomparso nel 2008. Per cercarlo, Ana si è trasferita in Messico. «Ovunque sia mio figlio, voglio sappia che non l’ho abbandonato».

 

da AVVENIRE

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