IL MINISTRO DEI QUAQUARAQUA’

Tra pochi giorni saranno 27 anni da quel terribile mattino in cui la mafia uccise Libero Grassi.

Un uomo come tanti altri, ma che a differenza di tanti altri credeva nello Stato. Disse a chiare lettere, esponendosi, che lui il pizzo non l’avrebbe mai pagato.

Lui, sempre riservato e schivo, sentì il dovere di metterci la faccia.

Uccidendolo, Cosa Nostra e i suoi santi protettori, lanciarono a tutti noi un messaggio chiarissimo. “ Fatevi i fatti vostri. Il mondo va così e se qualcuno prova a dire il contrario, se parla, se fa il protagonista, se fa il quaquaraquà, lo “spione”, la pagherà amaramente”. Erano invece loro gli infami, i veri quaquaraqua, i nemici dell’Italia.

Poco sembra essere cambiato da allora, visto che dal Viminale qualcuno risponde a un cittadino onesto e leale, a Raffaele Ariano, e alla sua mamma preoccupata per lui, di aver poco tempo per gente in cerca di sola pubblicità e osanna invece chi ha infranto la legge. Ancora una volta chi chiede normale giustizia, rispetto delle regole, è bollato di spione con manie di protagonismo e indicato al pubblico ludibrio. Non si contano le ingiurie e le minacce subite da questo nostro ragazzo reo di aver denunciato un comportamento fuori della legge da parte di una capotreno.

Un ministro che si comporta così, rischia un solo appellativo: ministro dei quaquaquaraquà. Esponente di un’Italia che odia le regole e la giustizia e persegue chi ha senso dello Stato.

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1 Response

  1. donatella ha detto:

    il branco di “persone” che si accanisce contro Ariano perché ha denunciato chi esprimeva idee razziste in un contesto istituzionale, in realtà si accanisce contro la purezza. La purezza di Ariano suona come un’accusa pesantissima di disumanità per l’intera società, non per la capotreno. Suona come una nota stonata in mezzo alla mediocrità che ormai viene universalmente accettata.
    I perversi soffrono troppo a dover ammettere che hanno perso il senso della giustizia, della legalità, della pietà umana, perciò si scatenano con le offese. Ma, caro Sivestro, più si accaniscono e più si scatenano, più dobbiamo esser certi che sanno che Ariano ha ragione, per questo si arrabbiano. Una rabbia che più si accumula più esplode contro i miti.

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