” Il mio sangue nutrirà l’albero che porterà i frutti della libertà “.

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Solomon Mahalangu aveva solo 18 anni quando ci fu il massacro di Soweto. 500 ragazzi assassinati dal regime dell’Aparthaid il 16 giugno del 1976.

La protesta studentesca che si svolse a Soweto, un quartiere all’estrema periferia di Johannesburg, capitale del Sudafrica, contestava il progetto di “Educazione Bantu” con il quale il governo di Pretoria voleva imporre l’insegnamento dell’afrikaans (la lingua dei discendenti dei colonizzatori bianchi olandesi o boeri) nelle scuole frequentate dai neri. I manifestanti scelsero la linea pacifica e nelle prime file del corteo esposero cartelli con scritte come: “Non sparateci, non siamo armati”. Ma la polizia del regime razzista represse la manifestazione con una forza senza precedenti, rimasero così uccisi e feriti centinaia di studenti.

Solomon fece la sua scelta.

Decise di entrare in clandestinità, di far parte di chi si preparava ad insorgere, anche con le armi, contro l’ingiustizia dei bianchi nella sua terra. Fu addestrato in Angola. Tornò in Sudafrica e lui e i suoi compagni furono intercettati dalla polizia. Solomon non partecipò al conflitto a fuoco che si verificò. Non sparò un solo colpo, come confermarono tanti testimoni, anche bianchi. Lo condannarono comunque all’impiccagione. Il regime razzista voleva un esempio eclatante e usò un’aberrazione giuridica, quella dell’intento comune. Solomon non aveva sparato, ma era parte, aveva le stesse idee, di chi lo aveva fatto.

Dopo la sua esecuzione ce ne furono altre 2800 sempre sulla base dell’intento comune.

233 esecuzioni l’anno, dal 1979 al 1989.

Quello che segue è il testamento spirituale di Solomon, scritto poco prima di essere impiccato.

 

L’unica cosa che vogliamo è la libertà.

Vogliamo solo questo…libertà.

Libertà perché i bambini possano studiare,

perché gli uomini possano lavorare

e le madri amare

e il nostro paese possa finalmente crescere..

Non vogliamo altro..

Uguaglianza. Per tutti.

Veda, signor giudice…io sono solo uno dei tanti.

Un soldato semplice.

Ce ne saranno molti altri ancora

tanti altri seguiranno il mio esempio.

Quindi, non esiste nessun tribunale o polizia,

nessun esercito,

che possa impedire l’avanzata di questa nostra rivolta.

Non esiste nessuna condanna o punizione che questo tribunale possa infliggere,

o legge che il vostro governo approvare,

che possa uccidere la volontà della nostra gente.

Perché noi combatteremo,

noi continueremo a combattere

finché tutto il nostro popolo non sarà libero.

E forse riusciremo a liberare anche voi

dall’orrore che siete.

Quindi potete odiarci,

umiliarci,

torturarci e ucciderci,

ma noi combatteremo.

E saremo liberi.

Un giorno…noi saremo liberi !

Il mio sangue nutrirà l’albero che porterà i frutti della libertà.

 

Solomon Mahalangu

 

 

 

 

 

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