IL NAZIONALISMO GIAPPONESE NEGA GLI STUPRI DI GUERRA

La città di Osaka ha deciso di chiudere il suo gemellaggio sessantennale con la sua città «sorella», San Francisco. Perchè? Si ritiene offesa dal fatto che nella città americana sia stata eretta una statua, che raffigura tre donne provenienti da Cina,Corea e Filippine, in onore delle donne rese schiave sessuali dai giapponesi nel corso della seconda guerra mondiale.
Le Comfort women (donne di conforto) erano donne e ragazze costrette a far parte di reggimenti di prostitute creati dall’Impero del Giappone.I giapponesi affermano che questi reggimenti erano formati da donne che volontariamente ne facevano parte e che il numero delle donne coinvolte non superava le 20.000 unità. In realtà, invece, erano molte di più, qualcuno osa la cifra di 300.000, e erano costrette con la forza a svolgere questo inumano servizio per le truppe del Sol Levante.Secondo le testimonianze, le giovani donne dei paesi sotto il controllo imperiale giapponese venivano prelevate dalle loro case o, in tanti casi, venivano ingannate con promesse di lavoro in fabbriche o nell’ambiente della ristorazione. Una volta reclutate, venivano incarcerate nei “centri del comfort” in paesi a loro stranieri.
La corrispondenza militare dell’esercito imperiale giapponese mostra che l’idea di creare i centri del comfort aveva lo scopo di prevenire gli stupri di guerra, che avrebbero incrementato l’ostilità dei locali verso i soldati giapponesi.
Data la ben organizzata ed aperta natura della prostituzione in Giappone, era “logico” che si dovesse organizzare una prostituzione anche per le forze militari giapponesi. L’esercito giapponese istituì i centri del comfort anche per prevenire la trasmissione di malattie veneree ed intercettare lo spionaggio nemico. Secondo lo storico Yoshiaki Yoshimi, questa soluzione aggravò invece i problemi che avrebbe dovuto risolvere. Yoshimi asserisce che « […] l’esercito imperiale giapponese aveva soprattutto timore che lo scontento covato dai soldati potesse esplodere in sommosse o rivolte. Così provvedettero con le comfort women.»
La situazione peggiorò con il proseguimento della guerra. A causa delle disavventure belliche, i militari non furono più in grado di rifornire le unità giapponesi. I militari giapponesi esigevano spesso che i governanti locali dei paesi occupati fornissero loro le donne per i bordelli. Quando la popolazione locale, specialmente i cinesi, erano considerati ostili, i soldati eseguirono la Sanko sakusen (Politica dei Tre Tutto – Uccidi Tutti, Saccheggia Tutto, Distruggi Tutto), che includeva il sequestro e lo stupro indiscriminato dei civili.
Approssimativamente i tre quarti delle donne in questione morì e la maggior parte delle sopravvissute perse la fertilità a causa dei traumi e delle malattie trasmesse.[43] Secondo il soldato giapponese Yasuji Kaneko, « […] le donne piangevano ma non c’importava se le donne vivevano o morivano. Noi eravamo i soldati dell’imperatore. Sia nei bordelli militari che nei villaggi, violentavamo senza riluttanza.»
Il Giappone aveva chiesto ufficialmente scusa di questi orrendi crimini e risarcito parte delle vittime. Da qualche anno, invece, un crescente nazionalismo, ha riaperto il caso e dato la stura ad un forte revisionismo storico teso a negare ogni violenza.

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