Il popolo algerino torna in piazza

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Lo slogan gridato dai manifestanti dell’Hirak è “Ya Alì, Ya Alì”, in ricordo di Alì La Pointe, eroe e martire della Battaglia di Algeri che rifiutò di arrendersi ai parà francesi del generale Massu e fu fatto saltare in aria con l’esplosivo nella casa in cui si era barricato.

Il popolo algerino sta vivendo, dopo la guerra di liberazione nazionale dal colonialismo francese, una guerra per liberarsi dal sistema attualmente al potere. Dallo scorso 22 febbraio milioni di algerini in tutta l’Algeria sono scesi in strada ogni venerdì, gli studenti ogni martedì,  per impedire non solo a Bouteflika, da 20 anni al potere, di  ricandidarsi per un quinto mandato, ma anche per un rinnovo delle istituzioni  appannaggio da sempre delle solite elite. Vi è stata anche repressione, circa 200 manifestanti e militanti dell’Hirak sono stati fermati e imprigionati. Alcuni solo per aver esposto una bandiera berbera.

Oltre alle riforme democratiche, il movimento popolare, l’Hirak, ha chiesto maggiore inclusione dei cittadini ai vertici del Paese per porre fine a un “nizam”, (sistema in arabo), ritenuto corrotto e responsabile delle difficoltà economiche del paese. L’Algeria soffre il drastico calo delle proprie risorse finanziarie, il dilagare della corruzione, la mancanza di diritti e di libertà di espressione. Il disagio sociale è forte per via dell’alto tasso di disoccupazione e della povertà. La crisi è profonda e colpisce tutti gli ambiti della società.

Il movimento Hirak  aveva chiesto di boicottare le urne in quanto alle presidenziali, le prime senza candidato unico,  si erano candidati solo esponenti del “nizam”, cioè del potere. Innanzitutto i due ex primi ministri Ali Benflis e Abdelmadjid Tebboune. Poi , Azzedine Mihoubi, Abdelkader Bengrina e Abdelaziz Belaid, uomini di Bouteflika .

Giovedì 12 dicembre più di sei algerini su dieci non sono andati a votare, un’ astensione da record rispetto ad altre elezioni presidenziali ( gli elettori algerini sono attualmente 24 milioni). L’ indicazione  dell’Hirak “Makache l’vote!”, (Niente voto!), ha vinto. Tra l’altro, un seggio su venti è stato bloccato, assaltato, in certi casi addirittura murato.

Mohamed Charfi, presidente dell’Autorità elettorale indipendente nazionale (ANIE) ha, però, affermato che tutto è andato bene  e  che Abdelmadjid Tebboune, che  ha raccolto il 58,15% dei voti  validi, è eletto presidente al primo turno.

L’ex primo ministro algerino Abdelmadjid Tebboune è stato quindi eletto come ottavo presidente nella storia dell’Algeria. Nato nella piccola città di Mécheria sui Monti dell’Atlante, Algeria nord occidentale, nel 1945, Tebboune è un politico di lungo corso. In questi ultimi anni, Tebboune è rimasto in ombra per poi ricomparire sulla scena diversi mesi dopo le dimissioni di Bouteflika. Il 19 ottobre, in un’intervista al quotidiano panarabo “al Hayat” informò della rottura con l’establishment presidenziale di Bouteflika. Il 26 ottobre annunciò ufficialmente la sua candidatura alle elezioni presidenziali. Tebboune gode dell’appoggio dell’attuale capo di Stato maggiore dell’Esercito popolare nazionale, Ahmed Gaid Salah, nuovo uomo forte del paese dopo le dimissioni di Abdelaziz Bouteflika.

Abdelmadjid Tebboune e Ahmed Gaïd Salah

L’Hirak,  che vuole lo smantellamento del ” sistema ” che governa l’Algeria dal 1962, ha respinto il risultato delle elezioni presidenziali del 12 dicembre, viste come una manovra di sopravvivenza per il regime ed è tornato in piazza. Significativa in questa direzione la denuncia di  Rabah Abdellah, direttore della Liberté, uno dei due quotidiani superstiti dell’opposizione: “Stavolta la gente non è disposta ad accettare il solito risultato precotto”. 

Francesco Cecchini

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