Il ricatto politico di Salvini per sfuggire ai giudici

Politica è la difesa di Matteo Salvini, più che “giuridica”, di merito. Tutta politica. Tesa a dimostrare non l’assenza del gesto, su cui pende l’accusa di sequestro di persona, ma che quel gesto è “coerente” con la politica del governo. E dunque, in quanto coerente con la politica del governo, consente ai Cinque Stelle la via d’uscita di votare No all’autorizzazione a procedere, perché di voto sul governo si tratta, non di un voto sulla magistratura. È questo il cuore della memoria depositata dal ministro dell’Interno alla Giunta per le autorizzazioni. E anticipata in una nota: “Emerge chiaramente – si legge – come proprio sulla vicenda Diciotti si è in presenza di un’iniziativa del governo italiano”. Una iniziativa “coerente con la politica dello Stato sui flussi migratori peraltro risultante anche dal contratto di governo che non può essere svilita come mera presa di posizione politica avulsa dal contesto generale delle strategie governative”. Prova di questa coerenza sono i due documenti, allegati alla memoria, firmati dal premier Giuseppe Conte (il primo), da Luigi Di Maio e dal ministro dei Trasporti Toninelli (il secondo).

Memoria breve, proprio perché poco tecnica. Molto soft nei toni, senza nessun attacco alla magistratura, che avrebbe gettato benzina sul travaglio dei Cinque stelle, divisi tra la fedeltà al governo e la coerenza con i propri principi. La memoria una e trina, con i due allegati, è scritta su misura per scavallare l’ostacolo della Giunta, più che per difendersi dalle accuse del Tribunale. Per ottenere cioè uno scudo politico “dal” processo, non un’argomentazione da spendere “nel” processo. Così come l’intera strategia difensiva del ministro mira a questo. Ovvero la presentazione di una memoria scritta, fuggendo in tal modo dall’audizione, dove il vicepremier non avrebbe potuto sottrarsi alle domande dei commissari. A partire, per dirne una, da quella che l’ex presidente del Senato Piero Grasso ha anticipato in una trasmissione televisiva. Che riguarda le “garanzie funzionali” concesse al personale dell’intelligence dalla legge del 2007 sui servizi segreti: nemmeno quelle consentono di commettere reati che possano “mettere in pericolo o ledere la vita, l’integrità fisica, la personalità individuale, la libertà personale, la libertà morale, la salute o l’incolumità di una o più persone”. Quindi l’ipotizzato “sequestro” dei 177 migranti della Diciotti che la magistratura contesta a Salvini non sarebbe giustificabile nemmeno da un preminente interesse pubblico.

Questa questione di merito è completamente bypassata, in nome di una condotta coerente con l’indirizzo politico del governo, che prevede un negoziato hard sulle rilocation, legittimato dalle omissioni e dalle colpe di Malta, cui è dedicata una larga parte della memoria, che ha “dirottato” la nave verso l’Italia. Ma, almeno la nota diramata, nulla dice sull’accusa di sequestro contestata dai magistrati perché Salvini, per cinque giorni, ha “bloccato” la procedura di sbarco dei migranti determinando consapevolmente “l’illegittima privazione della libertà personale dei migranti” costretti a rimanere a bordo.

Per tentare di dimostrare il pericolo dello sbarco, il Viminale ha fatto riferimento, nelle scorse settimane, e dunque solo dopo mesi dopo la vicenda, al rischio di infiltrazioni terroristiche, affermando che sono stati “funzionari del Viminale a spiegarlo ai giudici”, ma che i giudici “non ne hanno tenuto conto”. Tesi in palese contraddizione con quanto scritto nella relazione inviata dal Parlamento al tribunale dei ministri, dove è scritto che “nessuno dei soggetti ascoltati dal Tribunale ha riferito della presenza di persone pericolose per la sicurezza e per l’ordine pubblico”.

Ebbene, il riferimento al terrorismo, e non è un dettaglio, scompare nella memoria. Perché evidentemente l’avvocato Bongiorno ha suggerito di togliere il punto più rischioso, in grado di diventare un clamoroso boomerang. Perché è singolare che i terroristi siano stati scoperti diversi mesi dopo, perché è difficile che salgano a bordo di una nave di un corpo militare dello Stato che, sotto questo punto di vista dà più garanzie. E perché l’argomentazione posticcia contraddice ciò che è stato fatto: avremmo cioè chiesto all’Europa di prendersi i terroristi a loro insaputa, visto che il pericolo allora non fu sollevato. La memoria presentata si limita a parlare di generiche ragioni di ordine pubblico, non di una minaccia potenziale o imminente: “L’azione attuativa dell’indirizzo governativo già di per sé stessa costituisce perseguimento di un preminente interesse pubblico, peraltro rappresentato anche dalla salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica che sarebbero messe a repentaglio da un indiscriminato accesso nel territorio dello Stato”. Ordine pubblico e indiscriminato accesso. Anche in questo caso si rimanda a un criterio generico e politico, non allo specifico dei 177 della Diciotti, che poi furono ospitati a Rocca di Papa e poi scomparsi chissà dove. Impossibile per i Cinque Stelle votare no. Significherebbe votare contro se stessi.

 

Alessandro De Angelis per HUFFPOST

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