Il settore alimentare va in crisi se non tuteliamo dal contagio i migranti che lavorano in agricoltura.

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Nonostante ci sia emergenza da coronavirus qui nella piana di Gioia Tauro , le condizioni igienico sanitarie dei ragazzi africani che occupano l’ area della seconda zona industriale di San Ferdinando non tendono a migliorare. Le condizioni, sono sempre le stesse, allucinanti, al di sotto di ogni dignità umana,quelle che abbiamo visto nei mesi passati, negli anni passati,  condizioni in cui, così come  si stanno mettendo le cose, non sarà possibile evitare  i contagi.

I ragazzi continuano imperterriti, per lo stato di bisogno, ad andare a lavorare   nei campi come sempre hanno fatto, privi di contratti regolari, privi di tutele,  vista l’inerzia fino ad oggi delle istituzioni. Come se per  loro l’emergenza da covid19  non ci fosse, considerati meno di zero, non umani. Come Flai, Federazione dei Lavoratori Agroindustria, siamo maledettamente preoccupati da questo stato delle cose.

Infatti mentre per tutti i lavoratori agricoli con contratti di lavoro regolare, le aziende hanno predisposto adeguate misure di sicurezza, attrezzandosi in tal senso, per la tutela della salute e per quella economica, uniformandosi alle  nuove misure di sicurezza del decreto Cura Italia,  per i lavoratori immigrati invece pare non ci sia  alcun tipo di possibilità, né dal punto di vista economico né da quello della salute. Sono di fatto condannati al peggio.

Vogliamo ricordare che questi braccianti vivono in delle tende anguste. In ogni tenda ne soggiornano all’incirca otto e le tende distano l’una dall’altra neanche un metro.  Piu’ volte come Flai Cgil abbiamo denunciato in tempi non sospetti tutto ciò e soprattutto le carenti condizioni igienico sanitarie in cui  versavano e versano i migranti all’interno dell’accampamento  invocando continuamente l’intervento delle istituzioni a garantire migliori condizioni di vita. Abbiamo sempre denunciato la mancanza dell’acqua potabile elemento necessario per l’igiene della casa e della persona, la carenza di un numero adeguato di docce,  la scarsità dei servizi igienici e la non idoneità delle cucine presenti a soddisfare il fabbisogno giornaliero della popolazione della tendopoli, supportate tra l’altro da un sistema elettrico pessimo.

Tutto questo impedisce a nostro avviso ai lavoratori migranti l’ adozione di tutte  quelle misure basilari enunciate dall’ OMS ai fini della lotta alla propagazione del contagio, innanzitutto il lavaggio continuo delle mani e dei vestiti.  

Oltre alla tendopoli di San Ferdinando, poi, nella piana ci sono tanti altri insediamenti informali in cui anche tutte queste poche cose mancano e il rischio contagio è veramente altissimo. Molti di questi ragazzi, poi, grazie ai Decreti Sicurezza voluti da Salvini, sono divenuti irregolari,  non possono fare accesso al sistema sanitario e non essendo registrati all’anagrafe non hanno più neanche il medico di base. Il contagio in questi insediamenti sarebbe veramente incontrollabile poiché le condizioni abitative, pessime, favorirebbero a macchia d’olio l’epidemia.

Tutte le raccomandazioni diffuse in questi giorni come rimanere a casa, lavarsi le mani, mantenere la distanza interpersonale di un metro circa gli uni dagli altri,  fattibili per la comunità nazionale, appaiono impraticabili e ridicole per i migranti che abitano le tende e tutti i ghetti disseminati nella piana di Gioia tauro. Come Flai crediamo che si debba fare qualcosa nell’immediato  e che la prefettura  e la regione Calabria non perdano altro tempo ed intervengano  anche con la requisizione di tutte quelle strutture abitative possibili ed immaginabili ( tra l’altro come prevede il DPCM DELL’11 MARZO ) per mettere in sicurezza queste persone e che le autorità sanitarie predispongano piani di monitoraggio più appropriate al fine di contenere eventuali contagi e dare dignità a questi ragazzi.

Da ultimo vorrei ricordare che, se ancora oggi noi comodamente da casa mangiamo i prodotti agroalimentari, LO DOBBIAMO ANCHE E SOPRATTUTTO A LORO, a questi uomini e donne straniere senza le quali la nostra agricoltura si fermerebbe.

Rocco Borgese, Flai Cgil Gioia Tauro

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