In this Dec. 20, 2018 handout image provided a Sudanese Activist, protesters chant slogans during a demonstration, in Khartoum, Sudan. The protests are chiefly over the rising prices and shortages of food and fuel. A steep rise decreed last week in the price of bread, a main staple for most Sudanese, proved to be the final straw. (Sudanese Activist via AP)

Il Sudan impoverito scende in piazza

Non si ferma la protesta popolare, iniziata due settimane fa, contro l’aumento dei prezzi del pane e del carburante. Una protesta contro il regime del presidente el-Bashir, al potere da trent’anni. Sarebbe di alcune decine, secondo fonti indipendenti, il numero dei morti tra i manifestanti e centinaia i feriti.

Ieri, 1° gennaio, è stata dispersa dalle forze di sicurezza la manifestazione indetta dall’Associazione dei professionisti sudanesi – avvocati, medici, farmacisti, giornalisti… – supportata da tutte le forze di opposizione politica e militare e seguita da migliaia di persone in diverse città del paese. Contro il corteo che a Khartoum si dirigeva verso il palazzo presidenziale con lo scopo di presentare una petizione al presidente el-Bashir, sono state sparati colpi di arma da fuoco ad altezza d’uomo e gas lacrimogeni. Per impedire l’afflusso dei dimostranti, il centro della città era pesantemente presidiato dall’esercito ed erano stati chiusi i ponti che collegano la capitale con le città gemelle di Omdurman e Khartoum Nord. Un altro corteo diretto al palazzo presidenziale per chiedere le dimissioni del presidente era stato fermato con la forza il 25 dicembre.

Il presidente el-Bashir stesso avrebbe chiesto di sparare sui dimostranti in un incontro dei giorni scorsi con i vertici della polizia, provocando la dura reazione dell’Associazione Nazionale dei funzionari di polizia del Sudan, che ha diramato un comunicato in cui si afferma che uccidere i dimostranti per punizione è «una flagrante violazione degli scopi del Corano». La dichiarazione continua dicendo che la polizia si è finora comportata secondo i fini per cui è nata, cioè difende i cittadini, e il suo profilo è ancora onorevole. È un riferimento evidente alle altre forze di sicurezza (Rapid Support Forces, esercito e milizie assortite) che si sono invece macchiate di gravi abusi nei confronti della popolazione.  Perciò, conclude il comunicato, «lasciate che siano el-Bashir e i suoi fratelli ad affrontare la gente che hanno umiliato, impoverito e disprezzato invece di chiederlo a voi i cui salari mensili non sono sufficienti per vivere una settimana».

Fonte: Radio Dabanga/ NIGRIZIA

NOTA RAIAWADUNIA: Il Sudan paga certo il suo malgoverno, ma anche anni di embargo per essere stato definito stato canaglia dagli Stati Uniti pronti a tutto per controllare le immense riserve petrolifere del paese attualmente gestite in buona parte dalla Cina.

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