Il tempo in cui eravamo tutti “negri”

” Sporchi negri, tornate a casa vostra!”. ” Sono tutti criminali, ladri e stupratori”. ” Ci rubano il lavoro”. ” Ammazziamoli tutti, difendiamo la nostra civiltà!”

Questa non è la cronaca di uno dei tanti episodi di razzismo nel nostro paese.  no. Questo è quanto si diceva di noi italiani e dei nostri migranti.

Soprattutto all’inizio del loro grande esodo migratorio gli Italiani furono oggetto, oltre che di sfruttamento, di numerosi episodi di xenofobia. I braccianti Italiani, come quelli Marocchini o dell’Europa dell’Est oggi in Italia, accettavano paghe più basse dei braccianti locali; ad Aigues Mortes, in Francia, nove italiani furono assassinati con un banale pretesto da una folla di lavoratori francesi nel 1893. Stessa sorte toccò ad undici siciliani a New Orleans nel 1901, accusati di appartenere alla Mafia. Oltre a queste vere e proprie stragi gli episodi di pestaggi o omicidi singoli furono molto numerosi.

La xenofobia ideologica ebbe molte forme:

abbiamo all’incirca in questa città trentamila italiani, quasi tutti provenienti dalle vecchie province napoletane, dove, fino a poco tempo fa, il brigantaggio era l’industria nazionale. Non è strano che questi briganti portino con se un attaccamento per le loro attività originarie” era scritto sul New York Timesil 1° gennaio 1894; la violenza veniva indicata quindi come un prodotto di importazione, connaturato alla cultura e alla tradizione degli immigrati Italiani.

Gli Italiani del Meridione erano accusati di essere sporchi, rumorosi, arretrati come qualità della vita e nelle relazioni interpersonali, e di praticare rituali religiosi primitivi, di trascurare l’istruzione dei figli, di costringere in una condizione di assoluta subordinazione la donna all’interno della famiglia.

I Siciliani erano inseriti nel censimento del 1911 come “non white”, non bianchi, di pelle scura e comunque le statistiche censivano separatamente gli Italiani del Nord e quelli del Meridione come appartenenti a due razze diverse: una “celtica” e l’altra “mediterranea”.

In Brasile la presenza Italiana era così forte da generare conflitti con i brasiliani di altra provenienza. Gli Italiani venivano considerati commercianti disonesti al punto da definirli e chiamarli “carcamano” dal gesto di calcare la mano alterando il peso misurato dalla bilancia. Come appellativo dispregiativo verso gli italiani negli Stati Uniti venivano usati anche epiteti come “dago” e “wop” ( Italiano o straniero dalla pelle scura, usato in senso dispregiativo anche per Portoghese, Spagnolo, Messicano).

In Australia il colore della pelle mediterranea dei meridionali fu un evidente fattore discriminante: i siciliani furono considerati ‘semi-coloured’, come nel censimento Statunitense del 1911, dove erano definiti “non white”. Il primo Governo in carica in Australia, collegato a quello Inglese, tendeva a formare una società di etnia anglo-celtica operando un programma politico definito della “White Australia”.

Negli Stati Uniti d’America diminuito il bisogno di manodopera a basso costo furono votate alcune fondamentali leggi volte a frenare l’immigrazione. Dal giugno 1920 al giugno 1921 furono registrati negli Stati Uniti più di 800.000 nuovi immigrati, provenienti per due terzi dall’Europa meridionale e orientale: il Congresso votò d’urgenza una legge approvata per alzata di mano.
Il Quota Act del 19 maggio 1921 limitava il numero degli stranieri ammesso annualmente, e per nazionalità, al 3 per cento del numero dei rispettivi connazionali stabilitisi negli Stati Uniti nel 191O. Questa legge venne applicata fino al 1 luglio 1924, quando entrò in vigore il National Origins Act, approvato nel maggio 1924, che riduceva le quote di ciascuna nazionalità al 2 per cento dei rispettivi connazionali residenti negli Stati Uniti nel 1890. Con la prima quota che limitò l’emigrazione europea vennero ammessi 42.000 italiani , nel 1924 il numero scese a 5645.

Le leggi sull’immigrazione gli anni venti posero fine all’immigrazione italiana negli Stati Uniti,stabilendo delle quote per ogni nazionalità, discriminarono di fatto tra le popolazioni del nord Europa e quelle dell’Europa Sud Orientale codificando il pregiudizio antimeridionale.

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