Il trionfo della mediocrità

Un paese sempre più assurdo si azzanna su un ministro versione spiaggia, a torso nudo e panciuto, forse un po’ brillo, gli occhi persi nelle scollature di bagnanti adoranti. Un problema di stile denunciano allarmati alcuni. ” Ma perché voi in spiaggia come ci andate? “, rispondono inviperiti i fan dell’inquilino del Viminale.

Triste, tristissimo. Soprattutto stupido e perdente. Da queste polemiche Salvini uscirà ancora più vincente. Le userà per affermare, oltre ogni dubbio, che lui è uno di noi. Un italiano vero.

La sua campagna di agosto, preludio a quella elettorale per riscuotere un potere pressoché assoluto, sarà tutta così.

Lo “stile” italiano è questo. E’ bene farsene una ragione. E’ inutile, cioè poco produttivo, citare la sobrietà di un Aldo Moro o di un Enrico Berlinguer. Altri tempi. Lontani, lontanissimi, nel tempo. Un altro paese che non esiste più.

Da allora la politica ha smesso di essere cultura viva del paese. E’ divenuta sempre più peones a disposizione del leader assoluto di turno. I politici attuali hanno una distanza siderale dalla cultura. Sono prodotti di una politica di immagine che rincorre la pancia del paese. Poche battute a memoria, sempre quelle, e poi niente.

L’attuale opinione pubblica si è formata in venti anni di berlusconismo, di isole dei famosi, di barbare d’urso, fabrizi corona e tronisti. Caciara, arrivismo spicciolo, meschinità. L’idea di un mondo scalabile facendo esibizione di muscoli e protesi. Il nulla al potere. E ha figliato un paese che si appella all’onore italico, ma che balbetta e storpia l’italiano.

Nel mezzo mille sconfitte. Le stragi impunite, la mafia rampante, la corruzione nella cosa pubblica mai doma, l’evasione fiscale alle stelle, il Sud abbandonato al più triste dei destini, la scuola e la ricerca arrancanti, il territorio ridotto a un colabrodo. Un debito pubblico e una disoccupazione stellari. e in tutto questo la progressiva scomparsa, per non dire suicidio, di una sinistra divenuta mera e fedele amministratrice dell’esistente e dei suoi poteri forti.

Un paese disperato, in caduta libera, si affida a qualsiasi salvagente.

Si è affidato ai 5 Stelle vissuti come “i nostri ragazzi”. E con la stessa velocità e insana passione si affida oggi all’uomo solo al comando, a quello che sta con la gente e vive con la gente. O almeno così fa credere attraverso la sua macchina di propaganda e manipolazione delle coscienze. Nulla di più vecchio di Salvini nel panorama politico italiano. Non ha mai lavorato. Ha vissuto sempre di politica. Ha eccelso per assenteismo e impreparazione. E’ sempre fuggito da ogni risposta sulle malefatte del suo partito. I fatti, come macigni, lo testimoniano.

I fatti sono i grandi assenti di questa triste stagione della storia italiana.

La grande responsabilità di questa assenza è innanzitutto nel decadere del mestiere di giornalista in questo nostro povero paese. La crisi dell’editoria, l’assalto dei partiti all’informazione pubblica e ai giornali, ha fatto crescere una classe di giornalisti di assoluta mediocrità. Impreparati, poco curiosi, attenti alla propria poltrona e carriera, servili.

Le interviste ai potenti sono sempre più prone. Rare le domande scomode. Accondiscendenti. E i fatti, la loro democratica spietatezza scompaiono sepolti da un’ondata fangosa di battutine e slogan.

Tristissimo vedere un inviato di Repubblica trattato da pedofilo, uno di Report accusato di maleducazione solo perché insistevano su domande concrete, nella ricerca della verità. Ancor più triste il silenzio dei loro colleghi, qualcuno persino infastidito da tanto osare, di fronte a tanto scempio di un mestiere che è nato per rompere le scatole ai potenti e informare la gente.

Salvini, questa ondata autoritaria che travolge il paese, si sconfiggono sui fatti. Non sui mutandoni e le abbuffate di ogni cosa commestibile. Si sconfiggono ripetendo in coro le domande cui Salvini sfugge. Pretendendo insieme risposte. E proponendo alternative vere sui grandi problemi del paese. Quelli cui non pensa più nessuno.

 

silvestro montanaro

 

 

 

 

 

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