IN LIBIA E’ GUERRA TRA POTENZE COLONIALI

Una tregua è stata decisa ieri a Tripoli tra le milizie in lotta tra loro, ma sia gli esperti che i diretti interessati ci credono poco.
In Libia si annuncia una resa dei conti drammatica e una nuova stagione di sangue. Lo scontro tra le bande armate per la gestione dei profitti petroliferi e degli aiuti europei e italiani, soprattutto in funzione anti migratoria, è destinato a proseguire, anzi a divenire sempre più deflagrante. E questo soprattutto perché sempre di più questo territorio è evidente terra di contesa tra più protagonisti della scena internazionale e regionale. Ognuno a proteggere e finanziare i propri gruppi armati e pretendenti al potere.
Non c’è stata alcuna guerra umanitaria in Libia. Piuttosto, con la scusa di eliminare un tiranno, in questo caso Gheddafi, si è aperta una contesa coloniale, innanzitutto tra Francia e Italia.
Un paese, il suo stato, sono stati polverizzati al fine di rendere possibile ogni avventura di conquista delle sue risorse.
Con Gheddafi al potere, qualunque sia il giudizio sul personaggio, questo non sarebbe stato possibile. Gheddafi il suo petrolio lo faceva pagare il giusto e aveva le sue politiche di redistribuzione e investimento di quei profitti capaci di tenere in piedi e in pace le tante realtà altrimenti contrapposte del suo paese.
Lo scontro tra colossi finanziari francesi e italiani, tra compagnie energetiche dei due paesi, tra importanti settori industriali, vive da anni un crescendo allarmante. In assenza di un’Europa capace di un progetto comune di fuoriuscita dalla crisi e di rilancio delle economie del continente, specialmente le più fragili, ci si contende le stesse coperte.
Anche a costo di distruggere una nazione, di giocare con la vita dei suoi abitanti e di centinaia di migliaia di disgraziati in fuga dai loro paesi e dalla stessa Libia che prima faceva da cuscinetto tra Africa sub sahariana e Europa con la sua capacità produttiva e la sua ricchezza.
La crisi migratoria ha le sue origini in questo scontro di interessi, non nelle organizzazioni umanitarie o in improbabili progetti e piani Kalergi o piani capitalisti per costituire eserciti industriali di riserva. I lavoratori africani non li vuole nessuno. Non hanno professionalità spendibili in un mercato del lavoro sempre più sofisticato. Al massimo una piccola quota in attività marginali. Non a caso le frontiere europee sono chiuse agli africani, ma spalancate ai migranti da altre realtà.
Dal disastro libico, piaccia o non piaccia, e a me non piace, si uscirà solo con un vero accordo tra Italia e Francia che accontenti entrambe le parti e i loro amici su scala internazionale. Uno squallido accordo di spartizione delle risorse libiche. Un accordo coloniale. Sempre che ancora ci siano gli spazi per questo e non si sia invece deciso di andare allo scontro cannibalistico tra Italia e Francia.

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