“In Libia niente porti sicuri”: ora il sistema-Salvini vacilla

Luca Casarini esce dalla caserma della Finanza con una doppia accusa: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e disobbedienza a un ordine impartito da una nave militare. È indagato in concorso con Pietro Marrone, il comandante del rimorchiatore Mare Jonio, messo in mare dalla Ong Mediterranea, che il 19 marzo ha soccorso 50 migranti in mare in acque libiche. E non è affatto detto che per il ministro dell’Interno Matteo Salvini, come per il suo precedessore Marco Minniti, questa iscrizione rappresenti una buona notizia. Anzi. Al di là del soccorso – che fonti investigative hanno definito non soltanto “corretto” ma anche “meritorio” – Mediterranea sta raggiungendo un secondo scopo che, sotto il profilo giuridico, potrebbe risultare ulteriormente le incisivo: minare dalle fondamenta l’obbligo di “restituire” ai libici i naufraghi salvati nelle loro acque. 

Una partita inedita, in grado di disinnescare la politica del governo italiano, dove sostiene che la Libia può fornire un porto sicuro, e mandare in aria gli investimenti (anche economici) fatti dal governo precedente, con Minniti al Viminale, per consentire ai libici di ottenere la gestione di un’area di soccorso in mare. 

Per capirlo bisogna partire proprio dall’iscrizione di Casarini nel registro degli indagati. La frase chiave per comprendere l’addebito del reato, in estrema sintesi, è questa: “Ho condiviso in modo operativo tutti gli ordini del comandante”. Nel momento in cui Casarini si è addebitato il concorso nella condotta incriminata, l’iscrizione è scattata automaticamente. In qualità di capo missione, però, Casarini è in condizioni di motivare le sue scelte sotto il profilo ideologico. I titolari del fascicolo – procuratore aggiunto Salvatore Vella e la pm Cecilia Baravelli – hanno chiesto se la motovedetta libica, che ha raggiunto la Mare Jonio quando aveva già tratto in salvo i 50 migranti, abbia dato all’equipaggio italiano l’indicazione di un porto sicuro. Risposta negativa. Quindi ha chiesto a Casarini se la Mare Jonio abbia chiesto ai libici di indicare un porto sicuro. “Non l’abbiamo chiesto – risponde Casarini – e se anche l’avessero indicato non avrei mai acconsentito allo sbarco dei migranti in Libia. Per me – ha aggiunto – il reato sarebbe stato quello di consegnarli a loro. La Libia non ha alcun porto sicuro per quanto ci riguarda”. La Procura di Agrigento vuol fare luce innanzitutto su questo punto: la Libia ha un porto sicuro?

È legittimo rifiutarsi di consegnare i migranti salvati ai libici? O comporta l’inizio di una condotta illegale che sfocia nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina? Se la Procura guidata da Luigi Patronaggio dovesse stabilire che la Libia non ha un porto sicuro, questa tesi creerebbe un precedente giuridico del quale si dovrà tener conto in futuro, con buona pace delle direttive emesse dal Viminale e anche dell’esistenza di una Guardia Costiera libica. Che in Libia i migranti subiscano costanti violazioni dei diritti umani è peraltro un fatto accertato anche dall’Onu. E che non si tratti di un luogo sicuro lo certifica anche la Farnesina per gli italiani che intendano recarsi in quell’area. Se ora un’archiviazione o una sentenza, nell’inchiesta sulla Mare Jonio, dovessero cristallizzare l’insussistenza di un porto sicuro in Libia, risulterebbe – per la prima volta – legittimo rifiutarsi di collaborare con la loro Guardia Costiera. La Mediterranea avrebbe così raggiunto, oltre che uno scopo umanitario, anche un obiettivo politico considerevole. Non solo. Anche sull’alt impartito dalla Gdf al comandante, motivato dal divieto di entrare in acque italiane e dalla connessa consumazione del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la Procura vuole fare la massima chiarezza. Da un lato per capire quanto sia stato legittimo il rifiuto della Mare Jonio, argomentato con le condizioni meteo e la salvaguardia dei naufraghi a bordo, dall’altro per comprendere quanto sia stato legittimo l’ordine della Gdf.

 

Antonio Massari per Il Fatto Quotidiano

 

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