In Ungheria, nel cuore d’Europa, Orban, l’amico di Salvini e Meloni, col pretesto del coronavirus, instaura la dittatura

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Col pretesto della lotta all’emergenza coronavirus, da oggi democrazia, libertà d’informazione, istituzioni e valori dello Stato di diritto definiti dai Trattati europei sono sospesi in Ungheria.

Viktor Orbán ha diritti di governo e superpoteri eccezionali rinnovabili senza limite, governerà per decreto, può chiudere per periodo a sua discrezione il Parlamento, saranno accettate solo informazioni di fonte ufficiali sulla pandemia e chi verrà accusato dall’esecutivo di diffondere fake news – cioè potenzialmente anche critiche alla gestione dell’allarme sanitario e al disastroso stato della sanità pubblica o ad altre decisioni del potere  – potrà essere condannato con fino a 5 anni di prigione nelle sovraffollate carceri magiare. L’emergenza in vigore dall’11 marzo dunque viene ulteriormente e gravemente inasprita.

Viktor Orbán – al potere dall’aprile 2010, e rieletto due volte – può da questo momento governare per decreto per quanto a lungo vorrà, chiudere il Parlamento stesso senza limiti di tempo oltre i quali dovrebbe riaprirlo, cambiare come vuole o sospendere leggi in vigore e rinviare cancellare o vietare ogni elezione.

Solo al premier in persona spetta e spetterà decidere quando lo stato d’emergenza, ufficialmente motivato dalla priorità alla lotta al coronavirus, avrà fine.

Con questo folle decreto Orban muove un passo decisivo verso l’instaurazione di un vero e proprio potere dittatoriale, fascista e xenofobo.

La nuova Costituzione, da lui voluta, definisce il paese “Ungheria” e non più “Repubblica ungherese”, si ispira a un’idea di nazione quale entità etnica e non quale entità di valori, definisce il cristianesimo quale valore costitutivo della nazione, discriminando di fatto la comunità ebraica e altre religioni.

La nuova legge sull’informazione ha dato poteri speciali alla Nmhh (autorità nazionale di controllo sui media e l’informazione). Diritto di vietare o punire informazioni mediatiche che violano presunte regole morali. Contemporaneamente, il governo ha epurato i media pubblici, per i quali esiste ora una newsroom unica. Un migliaio di giornalisti sono stati licenziati.

Il governo Orbàn ha disposto il pensionamento forzato anticipato dei giudici oltre i 62 anni, sostituendo in tal modo i magistrati scomodi con altri docili. E ha creato un’autorità governativa di controllo della giustizia, la cui responsabile è un’amica di famiglia del premier.

Ha instaurato di fatto la procedura d’urgenza per ogni legge definita importante dalla maggioranza governativa, che ha due terzi dei seggi in pugno dopo le elezioni dell’aprile 2010. Inoltre il governo Orbàn prepara una legge retroattiva in base alla quale solo i partiti che si erano presentati come partiti alle politiche del 2010 avrebbero il diritto di costituirsi come gruppo parlamentare. I deputati non iscritti a un gruppo parlamentare perderebbero finanziamenti pubblici ai partiti e diritto automatico a prendere la parola nelle sessioni inaugurali. Il bersaglio della legge (retroattiva, come facevano Hitler e Stalin) è Ferenc Gyurcsany, il più popolare e carismatico leader progressista, ex premier socialista.

 I rom, che sono circa 700mila, sono ogni giorno vittime delle angherie del partito d’ultradestra Jobbik, all’opposizione ma le cui idee e slogan sono spesso copiati dal governo.

In molte scuole vige una apartheid di fatto. Secondo Erzsébet Mohacsi, leader della Ong Chance for Children Foundation, “in almeno un terzo delle scuole elementari esiste di fatto la separazione razziale in Ungheria”.

 Mentre ha introdotto un’imposizione fiscale a flat tax che ha disastrato le finanze pubbliche, il governo Orbàn ha drasticamente facilitato i licenziamenti, di fatto a danno di attivisti politici e sindacali e di donne incinte.

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