India: due morti e migliaia di arresti. Il nazionalismo hindu mette in crisi la più grande democrazia del mondo

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Almeno due morti. Centinaia di feriti e migliaia di arresti.

E’ questo il bilancio della sanguinosa repressione scatenata dal governo indiano nei confronti di chi da una settimana è in piazza contro le ultime leggi xenofobe e razziste.

E’ stato arrestato anche ‘eminente storico indiano Ramachandra Guha a Bangalore, durante un’intervista ai media, così come altri intellettuali e attivisti indiani.

La televisione NDTV ha mostrato il momento in cui tre poliziotti equipaggiati con elmetti e attrezzature antisommossa hanno catturato Guha.

Le proteste sono iniziate lunedì della scorsa settimana quando il governo del Primo Ministro, Narendra Modi, ha presentato un emendamento alla legge sulla cittadinanza  che consentirebbe la regolarizzazione degli immigrati provenienti da Afghanistan, Pakistan e Bangladesh in arrivo nel paese prima del 2014 e appartenenti alle religioni indù, sikh, buddista, parsi e cristiana. I musulmani invece ne sarebbero esclusi.

La norma, approvata in soli tre giorni , ha causato la rivolta di buona parte del Paese che la trova contraria allo spirito laico secolare della nazione e discriminatoria nei confronti dei musulmani.

Le manifestazioni sono aumentate di tono dopo che lo scorso fine settimana la polizia è entrata senza autorizzazione in un’università della capitale indiana destinata principalmente ai musulmani e ha caricato duramente gli studenti.

Nonostante il divieto di manifestazione imposto dal governo, le minacce di arresto a chiunque protesterà, la rivolta dilaga.

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