#iostoconCarolaRackete

Esiste qualcosa prima delle leggi. Qualcosa che ha a che fare con il Giusto, ed è legato al sentire, la sofferenza, ad esempio, degli altri, legato all’appartenenza: quella umana.

Sono queste le cose di cui vantarsi rispetto a un figlio, a maggior ragione se è figlia, perché lei lo sa che pagherà la sua disobbedienza di più, perché è una giovane donna e sono già partiti gli insulti.

Le è stata detto che è una cagna, che deve essere stuprata da quegli sporchi negri che sta salvando, che è una stronzetta irrispettosa, una troia, una baldracca, una puttana, una zecca viziata e così via.

D’altronde il nostro ministro l’ha definita “sbruffoncella” sminuendo immediatamente la sua persona.

Le battaglie si giocano sullo stesso piano, l’ unica in cui dovrebbe “giocarsela” è quella legale, lei sa, invece che i piani con cui sta “giocando” la sua battaglia non sono alla pari, che la scelta di disobbedienza le costerà cara in questo Paese in cui le donne non possono disubbidire, né essere irriverenti.

Ho pensato a lei stamattina quando ho saputo la notizia dell’attracco. Se fossi sua madre sarei orgogliosa della sua forza, della sua determinazione, del suo coraggio.

Sono queste le giovani donne di cui abbiamo bisogno. Quelle che scelgono da che parte stare, quella dei deboli e affrontano con coraggio le conseguenze. Non le veline asservite al piacere maschile.

Sono queste le “nostre figlie”.

Ma noi lo sappiamo come ci vogliono, con le cosce di fuori, disponibili, se non siamo le loro mogli, altrimenti sottomesse e in famiglia, e se così non è, se mostriamo di noi la forza e la tenacia, il minimo è l’augurio di stupro.

Carola Rackete, che di mestiere fa il capitano, merita di avere un nome e un cognome.

Per quanto mi riguarda è un grande orgoglio per due motivi: il primo è, ovviamente, la scelta umana di portare in salvo altre vite, la seconda è la forza di affrontare il suo essere donna e giovane in un Paese maschilista fino al midollo.

Inutile dire che il mio è un invito a stare con lei, tifare per lei. Muoverci affinché non sia sola.

Carola Rackete di mestiere fa il capitano e non un capitano qualunque, avrebbe potuto stare nel suo comodo letto, sposarsi un buon uomo e essere invisibile, invece, ha scelto di fare ciò che riteneva giusto e desiderava.

E lo pagherà. La sta già pagando.

Ha difeso i migranti ed è donna. Un insulto per il maschio, italiano e bianco.

Il mondo ha bisogno di donne come lei. Che siano disobbedienti e irriverenti affinché le cose cambino e in fretta.

#iostoconCarolaRackete.

Penny

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