IQBAL MASISH: ” Non morirò mai se voi….”.

Sono Iqbal, ho undici anni e abito in un paesino del Pakistan insieme alla mia famiglia. Mio padre è molto malato, povero e lavora poco. Per questo motivo, alcuni anni fa, quando io avevo cinque anni, lui ha contratto dei debiti con dei signori cattivi, che gli hanno proposto di chiudere il debito se uno dei suoi figli fosse stato disposto a lavorare per lui in una fabbrica di tappeti. Io mi sono offerto di andare a lavorare pur di sciogliere il debito di mio padre.

Non ho mai avuto giocattoli in vita mia. Avevo un grande desiderio di imparare a leggere e scrivere, perché sono convinto che gli unici arnesi da lavoro che i bambini dovrebbero tenere in mano, sono penne e matite, ma lì non si poteva studiare, bisognava lavorare giorno e notte. Ci tenevano incatenati l’uno all’altro per paura che fuggissimo, ma io non avevo alcuna intenzione di fuggire perché dovevo aiutare mio padre.

Il padrone ci teneva sotto controllo ogni istante perché se sbagliavamo ad annodare un tappeto ci puniva severamente, costringendoci a stare sotto il sole dentro un recipiente di metallo senza né mangiare né bere.

Sono finito due volte dentro a quel recipiente: una volta da solo ed un’altra insieme ad un ragazzo malato di polmoni, che dopo qualche giorno è morto senza che nessuno avesse chiamato un medico per curarlo. Una mattina sono andato insieme al padrone al mercato, nella piazza principale del paese, dove c’era un signore tanto simpatico che diceva che i bambini non devono lavorare. Mi piaceva quello che diceva e una sera lo andai a trovare nel luogo dove si riuniva con i suoi amici. Abitava in un luogo bellissimo: era una scuola grandissima dove però c’erano pochi bambini e così decisi di andare a liberare tutti i miei amici che venivano tenuti schiavi nelle fabbriche. Il mio amico e liberatore avvisò la polizia, ma gli agenti erano d’accordo con il mio padrone cattivo e non gli fecero niente. Solo io mi salvai.

Da quel momento mi sentii libero, imparai a leggere e a scrivere, e adesso che ho quasi dodici anni sono contento di avere liberato tanti bambini.

Mi chiamo Iqbal Masish. Ora ho dodici anni e sono tornato  nel paese di mia nonna perché c’è il mare. La mattina corro felice facendo volare il mio aquilone insieme a tutti i miei amici.

Questa mattina qualcuno mi ha ucciso. Lo hanno pagato quelli che sfruttavano me  e migliaia di altri me. Si sono vendicati e pensano così di aver dato una lezione a tutti, che sono loro i padrini qui. Anche della vita di noi bambini.

Mi chiamo Iqbal e ora vivo nei vostri cuori. In quelli di tutti coloro che si battono perché i bambini, tutti i bambini del mondo, abbiano il diritto di sorridere e giocare.

Non morirò mai fino a quando il cielo riderà colorato di aquiloni e grida di gioia.

 

 

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