Anti-government protesters chant slogans during a protest in Baghdad, Iraq, Wednesday, Oct. 2, 2019. Iraqi officials said several protesters have been killed Wednesday and scores injured amid gunfire and clashes in Baghdad. (AP Photo/Hadi Mizban)

Iraq: 400 morti, si senta di soffocare la rivolta dei giovani con un bagno di sangue

Sarebbero oramai 400 i morti della violenta repressione in atto in Iraq contro le incessanti manifestazioni popolari contro la corruzione governativa, il crescere di disoccupazione e miseria. Migliaia e migliaia i feriti

“Mentre esprimo cordoglio per le vittime e vicinanza alle loro famiglie e ai feriti, invito le Autorità ad ascoltare il grido della popolazione che chiede una vita degna e tranquilla. Esorto tutti gli iracheni, con il sostegno della comunità internazionale, a percorrere la via del dialogo e della riconciliazione e a cercare le giuste soluzioni alle sfide e ai problemi del Paese. Prego affinché quel popolo martoriato possa trovare pace e stabilità dopo tanti anni di guerra e di violenza, dove ha sofferto tanto”, dichiara Papa Francesco.

Un rapporto dell’Onu parla di diritti umani “calpestati’”, con l’uccisione deliberata di manifestanti disarmati e l’uso eccessivo della forza da parte delle unità schierate per gestire le proteste in Iraq, con i dimostranti che – sfidando il coprifuoco notturno – denunciano tra l’altro una corruzione colpevole di aver ufficialmente inghiottito 410 miliardi di euro di fondi pubblici. Il documento della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Iraq solleva inoltre preoccupazioni circa l’uso diffuso di limitare le informazioni disponibili sulle dimostrazioni e denuncia arresti arbitrari, minacce e molestie. “Il clima di intimidazione e paura è indegno del potenziale iracheno come società aperta e democratica”, sottolinea il rapporto ricordando che “l’Iraq ha fatto molta strada” ed è dunque “essenziale non mettere a repentaglio i risultati ottenuti”. L’Onu invita quindi a mettere in atto misure concrete per consentire manifestazioni pacifiche, proteggendo “coloro che partecipano alle proteste” ed invitando il governo di Baghdad ad adottate ulteriori disposizioni per perseguire e punire i responsabili delle violenze e degli abusi.

“È una questione di diritti, perché è arrivato il tempo di parlare: non c’è da mangiare, non c’è lavoro, c’è chi si arricchisce dei beni degli iracheni e nessuno può dire nulla. Noi tutti siamo con questi giovani. Come è possibile che l’Iraq è così ricco e adesso si debba piangere per mangiare? Dov’è il denaro iracheno? Dov’è la ricchezza irachena? Dov’è l’oro nero (il petrolio, ndr)?”, si chiede monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliare emerito di Baghdad dei caldei e presidente di Caritas Iraq.

 

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