Iraq: continua il massacro di chi manifesta per un po’ di umana giustizia

In Iraq il numero dei manifestanti uccisi è salito ad almeno 432.

Amnesty International ha condannato le nuove uccisioni di manifestanti avvenute nelle città irachene di Baghdad e Bassora nel corso di operazioni di sgombero delle proteste.

La scorsa settimana sono stati uccisi almeno 12 manifestanti a Bassora mentre nella capitale, solo il 9 novembre, le vittime sono state almeno sei.

Ancora una volta nelle città irachene è scorso il sangue a causa dell’impiego della forza eccessiva e letale da parte delle forze di sicurezza. In poco più di un mese sono stati uccisi almeno 264 manifestanti. Di fronte a questo massacro, qualsiasi promessa di riforme suona vuota“, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Operatori sanitari che hanno assistito all’azione delle forze di sicurezza a Baghdad hanno riferito ad Amnesty International che quattro manifestanti sono stati uccisi dai proiettili e altri due sono morti dopo essere stati colpiti alla testa da candelotti lacrimogeni.

Amnesty International ha documentato almeno altri nove casi in cui, dal 25 ottobre a Baghdad, manifestanti sono stati uccisi dopo che erano stati centrati da nuovi candelotti lacrimogeni e fumogeni ora in dotazione alle forze di sicurezza.

Sempre a Baghdad, nel corso delle operazioni di sgombero, sono state distrutte tende allestite per i primi soccorsi e attrezzature mediche. Sul ponte al-Sinak le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in una tenda in cui si stavano medicando alcuni feriti. Un candelotto lacrimogeno lanciato all’interno ha provocato un incendio che ha costretto medici e feriti a fuggire e ha distrutto le attrezzature. Nell’attacco è stato distrutto anche un tuk-tuk che era usato per trasportare i manifestanti feriti verso le ambulanze.

 

AMNESTY INTERNATIONAL

 

In Iraq si manifesta contro la corruzione dilagante nel paese e contro l’assenza di futuro che costringe la gioventù alla disoccupazione e alla miseria

raiawadunia

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