Israele: la guerra ai bambini

Pochi giorni fa 5 soldati hanno superato il check–point di Qeitun, non distante dalla Ibrahimi Mosque e stazionavano al centro della strada con il solito atteggiamento spavaldo,  ben visibili ai bambini e ragazzi che uscivano da scuola e che fin da piccolissimi vivono le umiliazioni e frustrazioni subite dalle loro famiglie per questa occupazione israeliana sempre più violenta. Era evidentissima la loro volontà di provocare, ma non ci stavano riuscendo.

Nessun soldato, ma solo militari della Border Police, più aggressiva e titolata ad arrestare immediatamente e alla quale noi internazionali non possiamo rifiutare il passaporto. Incertezza, insicurezza negli sguardi di molti che passavano in quanto non vi era motivo della presenza dei militari in quanto era tutto tranquillo.

Da parte dei ragazzini solo qualche fischio, ma i militari si sono divisi in due gruppi: uno è rimasto al centro della strada,  l’altro ha salito di corsa una strada laterale ed è sparito tra le case. I soldati conoscono ormai  tutte le strade perché ogni giorno entrano ed ispezionano cortili,  le scale dei palazzi per visionare i tetti perché i cecchini li possano utilizzare e purtroppo queste incursioni, a detta del Direttore della scuola di Salaymeh, si ripetono ogni notte.

Mentre andavo verso i ragazzini per avvisarli che rischiavano di essere accerchiati, tre soldati sono piombati su di loro da una stradina laterale e hanno afferrato con violenza tre di loro, quelli più “a portata di mano”. E’ stato molto facile, perché gli studenti sono stati tutti presi di sorpresa: nessuno di loro stava lanciando pietre o urlando, solo dei fischi… nessuno era pronto a scappare.

Soldati in tenuta da assalto addosso a minori inermi: Mohammed Salomi di 11 (già arrestato e rilasciato il giorno precedente), Malek Gaath di 13 e Abed Al Jaleel Mourar di 14 anni. Li hanno atterrati e tenuti saldamente e a nulla sono valsi i tentativi nostri, di altre volontarie e di insegnanti, di liberarli. Siamo stati ogni volta ricacciati con forza, con violenza fisica e verbale anche quando abbiamo cercato  di liberarli nel tragitto dal luogo della cattura al check point.

Tra i militari, il poliziotto che già precedentemente si era distinto per il suo tentativo di intimorire i ragazzi e anche noi volontari con una ben studiata violenza verbale.

Se ho visto il terrore negli occhi del bambino che cercavo di liberare dalla stretta del soldato, ho letto chiaramente la paura nel volto di uno dei giovani soldati che, dopo la cattura, sentendo proteste e temendo chissà quale sommossa da parte degli abitanti del quartiere, ha lanciato due bombe sonore sulla gente. Paura. Anche lui spinto da questo regime razzista contro un popolo che vorrebbe solo vivere sulla sua terra. Forse, chi lo sa….  riuscirà prima o poi a rendersi conto di essere un oppressore?

Questa è violazione dei Diritti Umani, è contro ogni legge internazionale, è terrorismo, esattamente come lo ha definito Eran Efrati, l’ex soldato israeliano che, al termine dei suoi tre anni di servizio militare, è diventato testimone per Breaking the Silence e ora, in tante conferenze pubbliche e alla televisione denuncia le violenze che era costretto a compiere e che gli hanno fatto comprendere come lui non stesse assolutamente difendendo il suo popolo, ma terrorizzando i Palestinesi che – gli avevano inculcato nell’esercito –  erano solo dei subumani… Eran Efrati, assolutamente  da ascoltare su You Tube!

Nel giro di un’ora i due ragazzini di 10 e 13 anni sono stati rilasciati. il 14enne no, è stato arrestato. Probabilmente, come ci ha detto il Direttore della scuola Abu Sunaineh, lo attendono sei mesi di prigione e … non di una prigione qualunque, ma di quella israeliana, in uno stato la cui Corte suprema ha da poco ristabilito la tortura come pratica legale. Senza aver fatto alcunché, vittima di un regime di apartheid violento che pretende di essere democratico, ma che sta mostrando il suo vero volto al mondo… almeno a chi lo vuole vedere.

da RETE ITALIANA ISM

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