L’1% della popolazione mondiale si spartisce l’82% della ricchezza

Esiste una ristretta elite di miliardari che si spartisce la quasi totalità delle ricchezze mondiali. Non si tratta di una denuncia bollata come complottista, ma di una raccolta di dati pubblicata dalla Oxfam, confederazione internazionale di venti organizzazioni che lavorano per contrastare la povertà.

Nelle 77 pagine del documento intitolato “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, si legge che di tutta la ricchezza creata nell’ultimo anno, l’82% è andato all’1% della popolazione, mentre il 50% meno abbiente non ha beneficiato di alcun aumento. La denuncia arriva alla vigilia del Forum di Davos, in Svizzera, dove si riuniranno i leader di alcuni dei maggiori Paesi del mondo e magnati dell’alta finanza per discutere di politica, ambiente, economia e per difendere la globalizzazione.

La Oxfam rileva inoltre che la ricchezza dei miliardari si è accresciuta di 762miliardi di dollari nell’arco di dodici mesi, un incremento che, a titolo comparativo, rappresenta sette volte l’ammontare delle risorse necessario per far uscire dallo stato di povertà estrema 789milioni di persone. In base a nuovi dati forniti da Credit Suisse, attualmente 42 persone possiedono la stessa ricchezza dei 3,7miliardi di persone meno abbienti. Il rapporto rivela come, a livello globale, “il sistema economico attuale consenta solo a una ristretta élite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame”.
Sul documento di Oxfam è intervenuto anche Bernie Sanders, senatore degli Stati Uniti candidato alle primarie del Partito Democratico per le ultime presidenziali statunitensi. Egli sottolinea che “un gruppo minuscolo di individui incredibilmente ricchi può esercitare un controllo spropositato sulla vita economica e politica della comunità globale”. E questo dato fa “perdere fiducia nella democrazia, nei governi scelti dal popolo”. Secondo Sanders, l’economia globale è “truccata per favorire quelli che stanno già in alto a spese di tutti gli altri”.
Il divario tra i super-ricchi ed il resto del mondo continua a crescere. La maggior parte della ricchezza mondiale è concentrata in tre regioni: Nord America, Europa e Asia
Singapore e India sono tra i Paesi che più alimentano il divario economico tra ricchi e poveri. Sono invece apprezzabili gli sforzi di Corea del Sud e Indonesia per ridurre le disuguaglianze, attraverso politiche su spesa sociale, tasse e diritti dei lavoratori. È quanto emerge da uno studio dell’Oxfam, confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà nel mondo.
L’agenzia di aiuti – riporta l’Agenzia AsiaNews – ha lanciato un indice che mette in luce le nazioni che fanno meno per colmare il divario. Nel documento si afferma che affrontare le disuguaglianze non dipende dalla ricchezza di un Paese, bensì dalla volontà politica. Singapore, una delle nazioni più ricche al mondo, si è posizionata tra le ultime 10 dell’indice. La Corea del Sud, al 56mo posto della lista, è elogiata per aver incrementato il salario minimo del 16,4% lo scorso anno. La Cina (81) si è posizionata molto prima dell’India (147): Pechino ha destinato all’assistenza sanitaria oltre il doppio di quanto stanziato da New Delhi e quasi quattro volte la spesa per il welfare.
I dati indicano che nel 2017 le 42 persone più ricche del mondo possedevano la ricchezza netta equivalente di 3,7 miliardi di persone. Nel 2017, il numero dei miliardari è cresciuto con un incremento di circa il 15% ed ha toccato il massimo storico di 2.754 individui. Il numero di persone con un patrimonio netto equivalente a quello del 50% più povero sui 7,6 miliardi di persone al mondo è cresciuto da otto a 61.

da COMBONIANUM

Segnalazioni: rubrica a cura di Sergio Falcone

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