La campagna d’odio razzista da sempre più frutti

Roma, 30 Settembre
Una donna nordafricana viene spinta e gettata a terra da un uomo italiano nei pressi di Piazza Bologna.
All’origine dell’aggressione un diverbio per un parcheggio. La donna, infatti, occupava un posto auto in attesa del fratello, che stava arrivando in macchina. L’uomo, un cinquantenne romano, vedendo il posto vuoto le ha intimato di spostarsi immediatamente.
Dopo una serie di offese a sfondo razzista come «tornatene al tuo paese», la donna è stata colpita ed è caduta a terra.

Napoli, 2 Ottobre
È accaduto sull’autobus che da Benevento porta a Napoli. Un passeggero di origini asiatiche, presumibilmente pakistano, viene insultato e minacciato da un uomo italiano seduto accanto a lui: «Io sono italiano e tu mi fai schifo, ti taglio la testa, fammi vedere il biglietto, voi facce di m… ci avete rovinato, mi fai schifo a pelle, ti ammazzo di botte».
Interviene solo Giovanna, che prima ricorda come tutti gli altri passeggeri fossero «muti, impauriti, con gli occhi incollati sui telefonini, il muso al finestrino». Lei invece interviene chiedendo all’italiano di smetterla: «Non sei neanche il controllore», gli dice. L’uomo minaccia anche lei: «Tu a Napoli non ci arrivi, se ti incontro sei morta».

Genova, 4 Ottobre
«Tornatene al tuo paese» hanno gridato mentre picchiavano e rapinavano un cittadino ivoriano nei pressi del centro di Genova.
La vittima stava camminando nei dintorni del quartiere Dinegro – vicino al centro storico genovese e alla zona del porto del capoluogo ligure, quando quattro italiani, lo hanno attaccato, insultandolo per il colore della pelle. Secondo le ricostruzioni l’uomo è stato prima circondato e offeso con frasi come «Torna a lavorare nei campi, negro di m…» poi è stato immobilizzato e preso a calci e pugni. Prima di fuggire i quattro hanno strappato dalle tasche dell’uomo i documenti e il portafoglio.

Padova, 4 Ottobre
È successo a Montagnana, provincia di Padova. «Non vogliamo essere serviti da un cameriere di colore», è quello che si è sentito rispondere da due clienti un ragazzo.
La coppia, una volta entrata, si è seduta e ha chiesto di essere servita. Si è avvicinato un giovane dalla pelle scura, un dettaglio che non è piaciuto ai clienti, tanto da rifiutarsi di essere serviti da lui.
L’aggressione verbale si è svolta sotto gli occhi di una sua collega, Laura, che non ci ha pensato due volte: «Potete anche andare via – ha detto – qui noi non serviamo clienti razzisti».

Lucca, 6 Ottobre
Una ragazza di origini haitiane, Judith Romanello, di 20 anni, che si era presentata a un colloquio di lavoro, non ha ottenuto il posto per discriminazione razziale.
In cerca di un’occupazione a Venezia, ha risposto a un annuncio per un impiego da cameriera in un ristorante.
La giovane si è presentata al colloquio, ma una volta visto il colore della sua pelle la risposta del datore è stata: «Ah, ma sei nera? Scusa, non è per cattiveria – ha detto l’uomo – ma io non voglio persone di colore nel ristorante, potrebbe far schifo ai miei clienti, potrebbe far schifo che tocchi i loro piatti». J

Lucca, 12 Ottobre
Un ragazzo nato e cresciuto a Lucca da genitori dello Sri Lanka che frequenta un istituto superiore del capoluogo ha ricevuto insulti razzisti su un autobus della città toscana. Un autista della Ctt Toscana Nord prima avrebbe detto al ragazzo di stare in piedi perché non c’erano posti a sedere.
Poi, quando il giovane ha trovato un sedile libero, è arrivato l’insulto: «Ma vieni dal cimitero? Puzzi di morto! C’è un tanfo di morto! Che cosa ti sei messo? Non ti puoi sedere, puzzi di morto». Nessuno dei passeggeri è intervenuto. Secondo il ragazzo – che ha raccontato ai giornali locali l’episodio – «Forse non hanno sentito o forse hanno preferito far finta di niente. Una cosa del genere non mi era mai successa».

 

Varese, 14 Ottobre
Emanuel, ventottenne di origini nordafricane che da 10 anni vive in Italia, lavora presso un supermercato Carrefour. Fa il cassiere.
Durante il suo turno di lavoro, si trova di fronte una donna quarantenne che gli dice: «Non voglio essere servita da un negro». Il ragazzo invita la cliente a concludere i suoi acquisti, ma lei insiste e continua a insultarlo con frasi razziste. Quando sente che i colleghi stanno chiamando la polizia, gli lancia addosso anche una lattina di birra, danneggiando la cassa.

 

Bari, 15 Ottobre
Un bambino di otto anni e mezzo sta tornando a casa dall’abitazione del professore dove frequenta il doposcuola. Vede un gruppo di ragazzini che stanno sporcando le macchine parcheggiate con una bomboletta bianca.
Li invita a smetterla. Quelli, invece di fermarsi, gli rispondono mostrando la bomboletta: «Sei nero, ora ti facciamo diventare bianco». Lo inseguono, lo rincorrono fino alla casa in cui vive con la madre, una donna italiana che ha avuto il bambino con un uomo della Costa d’Avorio.
La donna ha denunciato altri episodi di razzismo precedenti, all’interno della scuola del figlio. Atti e aggressioni che hanno costretto la famiglia a cambiare l’istituto scolastico.

Trento, 17 Ottobre
Uno studente indiano, che frequenta l’università (a breve si laureerà ingegneria meccatronica), è stato fatto cadere e poi colpito a calci nei dintorni della residenza dove abita.
Gli aggressori si sono limitati a picchiarlo senza portargli via nulla.

Trento, 17 Ottobre
Mamadou, 25 anni, origini senegalesi, vive a Bolzano da 15 anni. Lavora per un’azienda che monta forni. Sale sul Flixbus Trento-Roma. Ha il biglietto, come gli altri passeggeri. Rispetto a loro, però, Mamadou è nero. Quando prova a sedersi al posto assegnato, una signora italiana lo insulta: «Qui no, vai via, in fondo, sei di un altro colore e di un’altra religione».

Sondrio, 18 Ottobre
Lui stava andando al lavoro, panettiere di 28 anni di origine senegalese. Loro stavano tornando da una festa in paese. Lo hanno insultato per il colore della pelle, lo hanno circondato e poi lo hanno aggredito a calci e pugni. Il «tiro al nero» questa volta è avvenuto sabato poco dopo le 2 di notte a Morbegno, alle porte della Valtellina. Mame Serigne Gueye stava andando verso il panificio della città dove lavora.

 

da OSSERVATORIO REPRESSIONE

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: