La cooperazione italiana si militarizza

Chiesta la prologa per il 2019 delle missioni italiane all’estero, che restano concentrate nel continente. La spesa complessiva è di 1 miliardo e 100 milioni, a fronte di poco più di 100 milioni destinati a interventi di cooperazione e sviluppo.

di Luciano Bertozzi per Nigrizia

Il governo ha chiesto al parlamento l’autorizzazione alla proroga delle missioni militari all’estero per il 2019 per un costo complessivo di oltre 1.100 milioni di euro.

Rispetto al 2018, la novità è rappresentata dalla missione bilaterale in Tunisia – anche per la lotta al terrorismo – con l’invio di 15 militari e una spesa di 2 milioni di euro. La consistenza massima annuale è pari a oltre 7mila soldati (624 unità in meno rispetto al 2018). Le missioni sono decine, sotto l’ombrello di Onu, Nato, Unione Europea e bilaterali.

Il maggior numero sono concentrate in Africa e le principali sono in Libia, Niger e Corno d’Africa. Nella missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia sono utilizzati 400 militari con un costo di 50 milioni. La missione comprende anche assistenza per il contrasto della tratta di esseri umani, tramite l’addestramento della Guardia costiera libica e la manutenzione delle navi italiane cedute.

L’Italia partecipa con 25 finanzieri. Saranno inoltre inviati 6 mezzi blindati e un’imbarcazione di per il pattugliamento in mare. Il costo è stimato in circa 7 milioni di euro.

Inoltre, nel Mediterraneo centrale opera la missione europea Sophia, la cui partecipazione italiana consta di 520 militari ed alcuni aerei. Tale missione ha sospeso il dispiegamento di navi ma continua il pattugliamento aereo e la formazione della Guardia costiera e della Marina libiche.

Nella missione antipirateria dell’Unione europea denominata Atalanta, al largo della Somalia, sono schierati 407 militari, mentre in quella bilaterale in Niger sono presenti 290 soldati, 160 mezzi terrestri e 5 aerei. In Somalia è prorogata la missione europea di addestramento EUTM Somalia, cui l’Italia partecipa con 123 soldati e ne detiene il comando. Il costo è di circa 9 milioni. Nel Corno d’Africa è anche prorogata la missione relativa alla base nazionale di Gibuti, con 92 militari e con un costo di circa 7 milioni.

Anche per le missioni 2019 si evidenzia il totale sbilanciamento fra spese militari e quelle per la cooperazione che assommano a poco più di 100 milioni per interventi in Eritrea, Etiopia, Libia, Mali, Niger, Somalia, Sudan e Sud Sudan, con un rapporto di 10 a 1.

Il costo delle missioni è a carico del ministero dell’Economia e Finanze, e non della Difesa, con scarsa trasparenza sui reali oneri per le forze armate. Il nuovo provvedimento non tiene nemmeno conto che in Libia c’è una guerra e che noi siamo già presenti con centinaia di militari. Si persevera inoltre nel sostenere la Guardia costiera libica, a sprezzo dei diritti umani di persone in fuga da quello ed altri conflitti, per evitare che arrivino sulle nostre coste.

Allo stesso modo si continua a fornire assistenza militare alla Somalia il cui esercito, come denunciato dall’Onu, utilizza da anni i bambini-soldato e, in spregio del diritto internazionale, bombarda scuole e ospedali.

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