La fine del Movimento 5 Stelle

Con buona pace di Di Maio, il voto in Sardegna racconta la fine del Movimento 5 Stelle. Perdere metà del proprio elettorato in Abruzzo e molto di più sull’isola, racconta la presa di distanze inarrestabile e irreversibile di gran parte di quanti avevano creduto alle speranze agitate da Grillo e dai suoi. Una parte di quell’elettorato si sposta verso la Lega, un’altra, altrettanto importante, va ad aggiungersi all’area oramai immensa del non voto, cioè di chi ha perso ogni fiducia nell’attuale offerta politica.

Raccontare che la disfatta non esiste trincerandosi dietro la menzogna da prima repubblica della differenza tra voto nazionale e voto amministrativo, nel quale si sarebbe più fragili per motivi organizzativi, è addirittura penso. Il successo dei 5 Stelle partì dalla conquista di grandi città come Roma e Torino.

Tante le ragioni di questa catastrofe. Incompetenza, promesse tradite, ma soprattutto volontaria corsa verso il baratro dell’autodistruzione.

L’accordo con la Lega, con la parte peggiore della destra italiana, innanzitutto. Si disse che non c’erano alternative causa la pessima legge elettorale e l’indisponibilità del Pd di Renzi. Vero, ma solo in parte. L’alternativa c’era, eccome. Lasciare che centrodestra e Pd si assumessero il compito di governare il paese. Intanto crescere, selezionare competenze, perfezionare programmi e gruppi dirigenti e dall’opposizione metter freno e evidenziare l’incapacità politica degli avversari a far fronte alla crisi del paese.

Non contenti Di Maio & co hanno lasciato al rappresentante minoritario del contratto di governo la vera leadership dell’azione di governo. Non solo hanno permesso a Salvini di invadere ogni campo e ogni settore in spregio di qualsivoglia regola istituzionale, ma gli hanno consentito di fare della sua unica e più miserabile bandiera quella dell’intera esperienza del cosiddetto governo del cambiamento.

La destra aveva ben poche armi a disposizione, alla fine solo quella del bisogno di sicurezza dei cittadini. La destra ha avuto la possibilità di utilizzarla a proprio piacimento e trasformarla in ossessione collettiva, bandiera di libertà contro l’invasore.

In un paese dal tragico debito pubblico, divorato da mafie e corruzione, afflitto da una disoccupazione straripante, con un’economia asfittica e opere pubbliche e infrastrutture al crollo, si è permesso di raccontare che il Grande Nemico erano i flussi migratori. I migranti erano, sono, il nemico degli italiani nonostante i numeri dimostrassero che invasione non c’era e che i flussi fossero, da tempo, rientrati nella normalità. Una tragica narrazione, una menzogna, che come un cancro è divenuta metastasi della disperazione che aveva portato al successo i 5 Stelle nel paese a partire dal suo meridione degradato e privo di speranze. L’ha trasformata in illiberalismo, odio, isteria collettiva, razzismo e guerra tra poveri. E ha consentito a un capitano di ventura di farsi uomo della provvidenza e faro di speranza di un paese sull’orlo di una evidente crisi di nervi e di svolta autoritaria.

Vedo tanti gioire per la possibile estinzione dei 5 Stelle. Comprendo la festa di certa destra che mai avrebbe sperato in un esito tanto positivo per i suoi interessi. Provo sgomento per la soddisfazione di altri, di certa sedicente sinistra. Cosa ne guadagnano  da questa crisi che assomiglia a una disfatta totale? La sconfitta dei 5 Stelle pone rimedio alle loro sconfitte e alla loro altrettanto tragica perdita di credibilità? Un paese disperato si affida all’uomo solo e voi gioite? Miserabili!

Chiunque abbia un minimo di buon senso democratico ha ben poco da gioire. Le forze in campo proiettano ombre minacciose sull’avvenire dell’Italia e dell’intera Europa.

Urge, come non mai, lavorare ad un nuovo progetto e a una nuova casa comune che lo contenga. Una casa comune che risponda alla disperazione della nostra gente offrendole soluzioni democratiche ai problemi del paese e un disegno di società che orienti le speranze di cambiamento su di un cammino di nuove e più giuste libertà.

 

Silvestro Montanaro

 

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2 Responses

  1. donatella ha detto:

    Urge lavorare ad un altro progetto…… in molti lo hanno pensato in questi ultimi anni ed hanno fallito.
    In genere si è voluto in qualche modo rifondare una sinistra che fosse degna di questo nome. Ma forse non basta, non è questo, evidentemente, che cerca un’opinione pubblica dilaniata da anni ed anni di diffamazione e di disfattismo e delusa dalla non rappresentatività, a conti fatti, dimostrata da chiunque si sia cimentato in una amministrazione di sinistra, più o meno nuova che fosse.
    Bisogna avere il coraggio di percorrere una strada nuova.
    E bisognerebbe percorrerla proprio insieme a quegli ultimi che, forse per un presentimento, alcune frange armate del potere, anche inconsapevoli di essere tali, stanno attaccando con un pretesto di nostalgico nazifascismo che mai più ritornerà come tale perchè la storia è cambiata inesorabilmente, nel frattempo e di quelle forme di violenza ha dimostrato ampiamente la sconfitta.
    Una specie di sortilegio, dovuto a tanta mistificazione ed a tanta sapientemente procurata ignoranza, può tentare di nascondere cosa furono le carte costituzionali del secondo dopoguerra, compresa la dichiarazione universale dei diritti umani.
    Solo il continuo attacco alla scuola può generare l’abbaglio momentaneo dell’acquiescenza di fronte alla totale assenza del diritto e dell’anelito di giustizia che ogni essere umano deve avere stampato in fondo al proprio cuore.
    Eppure proprio in momenti come questi, si comincia a vedere che la gente spegne il telefonino, stacca la connessione, riconquista margini di privacy, si sveglia e comprende in quale giogo o gioco è stata messa.
    I fumi con cui il potere ha creato la confusione, ingrediente fondamentale per tenerci in schiavitù, stanno intossicando anche chi li ha prodotti.
    Presto nessuno riuscirà a vedere più niente.
    Ma non si vede solo con gli occhi, ed il cuore, sia pure inaridito sin dalla tenera infanzia con valanghe di cartoni animati e di videogiochi violenti, sta sanguinando lo stesso, inaspettatamente, in tutti.
    Quindi manca poco alla consapevolezza.
    Il movimento nuovo che tenterà di conquistare il mondo, partirà da semplici principi: non inquinare, riciclare, ridurre i consumi e rendersi autonomi in tutto quanto sia possibile.
    Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Dobbiamo mettere in comune e scambiare beni e saperi fra noi. Dobbiamo sentire profondamente la fratellanza fra esseri umani di ogni parte della Terra.
    Le divisioni sono artefatti della comunicazione, lo sanno bene tutte le mamme ed i papà del mondo che vogliono vedere i loro figli crescere sicuri e, quindi, in pace con gli altri.
    Lo ripeto: per essere sicuri bisogna perseguire la pace, l’armistizio, l’accordo, la gestione dei conflitti, e si può, il mondo ha già scoperto tutto questo. Chi può andare sicuro per strada se per strada vi è una guerra?
    Cancellare la storia, omologare, annientare le volontà, si può fare, lo stanno facendo da tanto tempo, per un pugno di dollari, per un pugno di euro, anche per milioni di euro e di dollari…. ma a che servono tanti soldi in un mondo che di sicuro cambierà?
    Ecco, il movimento che io credo debba nascere, non si chiamerà di sinistra nè di destra, ma Uniti per la pace , l’ambiente ed il futuro dell’umanità. E non sarà un partito politico, piuttosto chi vi aderirà sceglierà innanzitutto di cambare se stesso e le proprie abitudini, e di fare resistenza alla violenza con metodi pacifici. Alcuni grandi pacifisti della storia hanno dimostrato che solo con metodi pacifici si riesce ad ottenere vittorie durature, cioè quelle che producono un profondo ed irrevesibile cambiamento della società.
    Cari tutti, non si può tornare indietro. Si può andare solo avanti e questa umanità andrà avanti e cambierà le regole del gioco.
    Per chi fa ancora oggi affari con il petrolio o con il metano c’è una fine programmata, la scienza ne ha decretato la fine e più viene perpetrata violenza per mantenere il primato di questo veleno su tutte le forme di energia rinnovabili, più velocemente quella fine arriverà.
    La terza guerra mondiale è la guerra dei ricchi contro i poveri, Poteva essere vinta dai ricchi fino al momento in cui non è diventata globale.
    Ora la forza è pari, in seguito non sapremo…. forse basterà, come diceva Fukuoka, un semplice filo di paglia, per fare la rivoluzione.

    • luigi bertuzzi ha detto:

      A proposito di …
      “… non si può tornare indietro. Si può andare solo avanti e questa umanità andrà avanti e cambierà le regole del gioco.”
      … sarebbe un grave errore andare avanti senza aver prima guardato indietro a sufficienza, per capire quali errori hanno contribuito a creare una realtà non più tollerabile.
      Non capire certi errori del passato ci metterebbe a rischio di tornare a ripeterli.
      Quanto al “filo di paglia” che basterebbe a “fare la rivoluzione” non ho trovato chi è Fukuoka. Ci sarebbe però Fukuyama, che sta sollecitando la capacità di ritrovare la dignità e l’identità che l’economia di mercato ci ha rubato

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