La foresta congolese è sotto attacco

Un commercio illecito di licenze per il taglio del legname nella Repubblica democratica del Congo. Lo ha rivelato a metà del mese di aprile l’ong britannica Global Witness.

Protagonista della vicenda è un generale dell’esercito congolese vicino all’ex presidente Joseph Kabila. Si tratta di Gabriel Amisi Kumba, sanzionato nel dicembre 2016 dall’Unione europea per violazione dei diritti umani, per l’uso sproporzionato della forza nel settembre 2016 a Kinshasa, sui manifestanti che protestavano contro lo slittamento delle elezioni presidenziali.

Global Witness ricostruisce la vicenda sottolineando come l’alto ufficiale avrebbe sfruttato la sua posizione di potere per ottenere delle licenze illegali che avrebbe poi venduto. L’ong denuncia l’illegittimità dell’operazione sin dal principio. Il generale, infatti, avrebbe ricevuto cinque licenze nel giugno 2018, in violazione della moratoria sull’assegnazione di concessioni per il taglio industriale del legname.

La moratoria del 2002 prevede lo stop alle operazioni di deforestazione, per proteggere la biodiversità e il valore della foresta pluviale del Bacino del fiume Congo nella lotta al cambiamento climatico.

Le licenze assegnate al generale e alla compagnia Maniema Union 2, di proprietà della sua famiglia, provenivano dalla confisca, senza preavviso, di concessioni possedute da altre compagnie del legname. Qualche settimana dopo la Maniema Union 2, con le concessioni, era già stata venduta al magnate cinese del legname Lei Hua Zhang. Nonostante il passaggio di proprietà, secondo Global Witness, la famiglia del generale è però ancora implicata nelle decisioni riguardanti la società.

La Maniema Union 2 è finita sul tavolo delle ong anche a livello nazionale. La società civile della provincia dell’Équateur ha chiesto la chiusura delle sue attività di taglio nell’area. Durante una riunione nel dicembre 2018 aveva denunciato anche il taglio illegale di alberi in alcuni villaggi. Un rapporto, presentato a marzo da un deputato provinciale, ha confermato lo sfruttamento illecito di legname, fuori dalla concessione.

Secondo l’indagine, il governatore della provincia avrebbe permesso il taglio di alberi in alcuni villaggi, in cui la compagnia non possiede titoli. Maniema Union 2 avrebbe inoltre permesso a operatori artigianali il taglio di alberi all’interno della sua concessione, violando il divieto di subappalto.

Nessuna risposta sostanziale sarebbe arrivata dal generale e dal suo avvocato, riporta Global Witness. Anche le autorità congolesi non hanno risposto direttamente all’accusa dell’ong britannica ma, secondo Radio France International, il ministro dell’ambiente ad interim starebbe valutando di sospendere le concessioni attribuite dal 2016. Il suo predecessore invece, aveva sostenuto la legittimità dell’operazione, in quanto si trattava di titoli già attribuiti ad altri soggetti e revocati per il mancato rispetto del contratto.

Lei Hua Zhang è a capo della Wan Peng International, una compagnia cinese che opera nel settore del cemento, del legname e del trasporto marittimo in diversi paesi africani e in Asia. Il magnate cinese nel 2017 ha acquisito l’80% delle azioni della Christelle Sarl, la compagnia di legname di Kelly Christelle Sassou-Nguesso, figlia del presidente della vicina Repubblica del Congo.

Global Witness punta il dito contro la mancanza di trasparenza nell’assegnazione, nel monitoraggio e nella registrazione delle concessioni del legname. Secondo l’ong, la scarsa limpidezza aumenta il rischio di deforestazione e di vendita di materia prima illegale. Il timore è che negli ultimi anni il ministero abbia requisito diverse concessioni per poi riattribuirle ad altre società. In questo modo sarebbe stata violata la moratoria che prevede il blocco di tutte le acquisizioni di diritti, comprese quelle che avvengono attraverso lo scambio, rilocalizzazione e riabilitazione di antichi titoli.

Marta Gatti per Nigrizia

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