La fossa dei serpenti africana

Il colonnnello Robert Ashes si vedeva spesso come un uccello in volo, un’aquila che domina vigile il suo territorio. La sua era l’ascesa fulminea di un aliante sospinto senza sforzo da correnti di aria calda.Oramai si era abituato a quella vita dinamica.
Si godeva i banchetti, il corteo delle Boomerang, le telecamere, le dimostrazioni di forza, il suo matrimonio, la ricchezza in mezzo alla povertà, l’invidia che suscitava e di cui si fregiava come fosse l’ala mostruosa dell’aquila.
Solamente in Africa, ripeteva sempre a se stesso, era possibile rinascere in maniera così completa e gloriosa…

Moses Isegawa è considerato il Garcia Marquez africano. Nel suo romanzo, ” La fossa dei serpenti”, edito da Frassinelli, rende impietosamente cosa sia la vita quotidiana in un paese africano, l’Uganda sotto il dominio del sanguinario Amin, andato al potere con un colpo di stato e, inizialmente, appoggiato da Israele, Sudafrica e Gran Bretagna[ .

Un intreccio di avventurieri senza scrupoli, come il colonnello Ashes, al servizio di un  dittatore spietato, di burocrati avidi e senza scrupoli, rende la vita di un intero paese un inferno privo della minima speranza e al servizio delle ex potenze coloniali. Come in tutta l’Africa.

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