La Lega propone la segregazione razziale

Ci sono le zone rosse, nove in tutto, assolutamente vietate ai migranti. Vicine a scuole e alla stazione ferroviaria. A queste si aggiungono quelle blu, cinque, nei pressi della biblioteca e degli oratori. Aree dove il via libera sarà concesso solo dietro specifico nulla osta. Nella cartina allegata al provvedimento gli spazi sono colorati e cerchiati, in una sorta di piano regolatore che delimita la possibilità o meno in futuro di aprire centri di accoglienza per i profughi. Il regolamento diventerà operativo nell’arco di un paio di giorni, dopo l’approvazione in consiglio comunale da parte dell’amministrazione di Calolziocorte, paese alle porte di Lecco, da nove mesi guidato dal centrodestra. La maggioranza ha detto sì, compatto il no dell’opposizione con alcuni consiglieri che hanno abbandonato l’aula.

Ma la decisione ormai è stata presa e il sindaco leghista Marco Ghezzi, non sembra intenzionato a tornare sui propri passi. «L’obiettivo è quello di salvaguardare le zone sensibili, più o meno come già accade per le sale slot», le parole del primo cittadino, che hanno suscitato polemiche e proteste. Il documento però è chiaro. «Tra centri di accoglienza, scuole e stazione dovrà esserci una distanza minima di 150 metri, misurata calcolando il percorso pedonale più breve», si legge nel provvedimento. Per chi avesse invece intenzione di ospitare richiedenti asilo presso edifici di proprietà che si trovano nella zona blu dovrà essere fatta pervenire apposita richiesta agli uffici. «Nessuna discriminazione — si difende Ghezzi —. Viste le molteplici problematiche sociali e di sicurezza che queste strutture possono generare, vengono semplicemente individuate le zone sensibili da salvaguardare, la stazione, le scuole, gli oratori, la biblioteca. Il documento poi non è retroattivo, non vale per le realtà già presenti».

A Calolziocorte  sono una trentina i migranti attualmente ospitati,tutti in centri proprio vicino alla chiesa e alle elementari. Esprimono dubbi sulla legittimità del regolamento le opposizioni che si preparano a dare battaglia. «Il pericolo reale delle sale slot, viene equiparato alla presenza di immigrati. Come se fossero tutti delinquenti e spacciatori. Se non è discriminante questo non so cosa possa esserlo. Stiamo pensando di fare ricorso al Tar», annuncia Diego Colosimo di Cambia Calolzio. «Ci rivolgeremo alla Prefettura — gli fa eco Sonia Mazzoleni, Pd —. La stazione non è certo una zona a rischio per colpa dei profughi. La cosa più assurda? Il testo varato dal consiglio parla di integrazione e poi li ghettizzano in periferia».

 

fonte Corriere della Sera

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1 Response

  1. donatella ha detto:

    E’ proprio dura mettere “Mi Piace” su questo articolo, perché non mi piace per niente quello che l’articolo descrive. Insomma la sicurezza non è legata all’effettiva pericolosità di un individuo, qualsiasi colore della pelle abbia, bensì allo status di migrante….
    Muri che si ergono inutilmente: il mondo è multietnico , le società di cui è composto sono multietniche e lo saranno, necessariamente, sempre più.

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