PATTO STATO-MAFIA IN MESSICO ?

A poco meno di un mese dalle elezioni presidenziali in Mexico, fa scalpore la proposta del candidato di “sinistra” Andres Manuel Lopez Obrador che promette, in caso di vittoria, un’amnistia ai cartelli della droga. “ Appena eletto convocherò una consulta nazionale a cui inviterò tutti i leader spirituali e, innanzitutto, Papa Francesco perché ci accompagnino in questo processo di pacificazione nazionale. E’ l’unico modo per riportare pace e tranquillità nelle nostre strade ”.
E’ bene ricordare che in Messico la violenza dei cartelli miete quasi 100 vittime al giorno. I morti, negli scontri tra bande e nelle loro indiscriminate rappresaglie hanno superato la cifra di 200.000 in poco più di un decennio. Non si contano gli scomparsi per lupara bianca e la popolazione messicana ha dovuto assistere ad ogni orrore. Non passa giorno che non si trovino file di corpi impiccati lungo le strade, uomini e donne fatti a pezzi agli angoli delle strade accompagnati da cartelli minacciosi dei cartelli. Decine e decine di giornalisti hanno perso la vita e così tanti preti, magistrati che chiedevano giustizia e persino parenti che chiedevano almeno una tomba su cui pregare. Le infiltrazioni delle mafie negli apparati dello stato sono arrivate a livelli spaventosi grazie alla capacità di persuasione e corruzione dell’affare droga, la più grande fonte di ricchezza del paese.
Lo Stato di Guerrero, da settimane conteso da più clan, ha le scuole chiuse. La quasi totalità dei medici ha preferito andarsene. Tutti i servizi sono paralizzati.
“Se c’è un’emergenza medica, ora dobbiamo pagare fino a 1500 pesos per andare in un furgone privato, quando la tariffa pubblica è tra i 60 e i 100. Un assurdo visto che qui una giornata di lavoro viene pagata tra i 120 e i 200 pesos. E se ti senti male di notte, non puoi fare niente. Nessuno si azzarda a circolare di notte“, denuncia un abitante della zona.
“Ogni volta che appaiono morti, soffri nel vedere come le persone vengono Fatte a pezzi. Sì, le ho viste. Giocavamo a pallacanestro ed è arrivato una un gruppo di uomini armati. Ci hanno sparato, ci hanno buttato a terra, hanno portato via i telefoni cellulari. Siamo stati colpiti con i machete, poi hanno preso un mio amico. Prima gli hanno tagliato una gamba, poi il braccio. Lui è svenuto e allora gli hanno tagliato la testa “, racconta un ragazzino.
La campagna elettorale in corso, per la carica di presidente e altre migliaia di cariche pubbliche, è la più sanguinosa della storia di questo paese oramai preda dei narcos e della corruzione a tutti i livelli. Sono quasi cento i candidati eliminati a colpi di pistola e kalashnikov. L’ultima, sabato scorso, è stata Juana Maldonado, candidata a deputato locale per il Partito dei Verdi nello Stato di Puebla. Maldonado era particolarmente nota in questa regione degli altopiani settentrionali per il suo lavoro filantropico. Era una madre single e aveva promesso di destinare il 100% del suo stipendio come legislatore alle aree più svantaggiate della regione.
La proposta di amnistia di Obrador , favoritissimo tra i candidati a presidente, ha un sapore a dir poco ambiguo. Un patto con le mafie, come hanno dichiarato altri candidati, che trasformerebbe definitivamente il Mexico in un narco stato.

 

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