La “manovra del popolo” non pensa ai disabili

Caro direttore,

ho deciso di scrivere questo articolo, dati ufficiali alla mano, per chiarire cosa comporterà realmente la “manovra del popolo” per un disabile: un’illusoria chimera. A partire dalle pensioni. Nella legge di Bilancio non viene espressamente indicato che l’introduzione delle pensioni di cittadinanza riguarderà anche le provvidenze assistenziali riservate agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi.

Quand’anche si volesse, paradossalmente, destinare l’intera dotazione del Fondo (6,1 miliardi al netto del miliardo per i centri per l’impiego) all’aumento a 780 euro di tutte le pensioni di invalidità civile e le pensioni sociali, quella somma non sarebbe sufficiente: basta dire che al 31 dicembre 2017 le pensioni e gli assegni di invalidità, cecità e sordità, di importo pari a 280 euro circa, erano poco più 1 milione (1.072.000). Se si moltiplica tale cifra per 500 euro e per 13 mensilità si comprende che il Fondo non può affatto garantire questa, pur encomiabile, soluzione. Ciò comporta che qualsiasi intervento sulle pensioni assistenziali escluderà buona parte degli attuali titolari di pensione di invalidità civile.

Pertanto gli unici aumenti previsti saranno quelli contenuti nella circolare Inps n.122/2018: una media di 3 euro mensili a pensione!

Stesso discorso per la scuola. Per gli interventi di integrazione scolastica, incluse le spese del personale (docenti di sostegno), la legge di Bilancio prevede per l’istruzione di primo ciclo 3,49 miliardi nel 2019, riducendo di circa 70 milioni la previsione approvata dalla precedente manovra. Per l’istruzione di secondo ciclo, sempre per il 2019, sono stanziati 1,45 miliardi. Nella compilazione delle relative tabelle, a questa voce, è prevista una spesa via via in diminuzione (fino ad un miliardo di meno nel 2021).

Nell’ultimo anno scolastico a fronte di 248 mila studenti con disabilità, 71 mila sono rimasti senza insegnanti di sostegno e i docenti assegnati sono stati nel 36% dei casi insegnanti curricolari precari e non specializzati. Non sfugga che un terzo di fondi in meno significa tradotto in cifre oltre 40 mila insegnanti di sostegno specializzati in meno e milioni di ore di sostegno negate agli alunni con disabilità.

Se poi andiamo a vedere il Fondo non autosufficienze, la dotazione (finora 450 milioni di euro) ammonterà a 573 milioni per il 2019, 571 per il 2020 e 569 nel 2021. Il Comitato 16 Novembre, da anni “sentinella” del Fondo e, in generale, dell’impegno delle istituzioni nei confronti della non autosufficienza, il 6 novembre 2018, precisava con la presidente Mariangela Lamanna: “Il governo sa perfettamente che il fondo non autosufficienza ha bisogno di almeno 1 miliardo”.

Cifre irrisorie anche sul Fondo per il dopo di noi. Viene riportato, per il 2019, alla cifra originale, quindi 56,1 milioni di euro: in pratica, un solo incremento di 5 milioni, assolutamente non sufficiente ed irrisorio.

La dotazione per il Fondo per l’accessibilità, poi, è di soli 5 milioni di euro per il 2019.

Ricordiamo che una misura prevista dal governo Gentiloni prevedeva lo stanziamento di 180 milioni spalmati in quattro anni (20 milioni per il 2017, 60 milioni per il 2018, 40 milioni per il 2019 e 60 milioni per il 2020). Quindi anche se la cifra di 5 milioni per uno “speciale fondo” fosse ipoteticamente destinata all’abbattimento delle barriere architettoniche, sarebbe comunque irrisoria a confronto dei reali bisogni che nemmeno con i precedenti 180 milioni siamo riusciti a sanare.

Per concludere, quando si ha a che fare con la disabilità non ci si rapporta con un enorme contenitore di persone con apposta un’etichetta definita, ma con cittadini che hanno esigenze diverse. Per questo servono misure personali e personalizzate: tutto il resto è propaganda.

da REPUBBLICA  Iacopo Melio, 26 anni, giornalista e scrittore, è il fondatore della onlus # vorreiprendereiltreno.

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