Kazem* is an Iranian refugee who has been held on Nauru for five years and three months. “I left Iran because of my religion. I converted from Islam to Christianity, and in my country, if you do this, the first thing that happens is torture and prison. At the highest level, you are facing death. It was very difficult, but my wife and I decided to flee. For the first year on Nauru we were in a tent. It was really, really hard. In 2014 we came out to live in the community and we became refugees. We thought that everything was going to be normal and everything was going to be good. But after a while we found out that there is no difference between the tent and the community, because you’re just transferred from a small prison to the big prison that’s surrounded by ocean. The main thing that has caused us to suffer, too much, is about the future. We were recognised as refugees in 2014 but we still don’t know about our future. We applied to be settled in the US, and we recently got the negative results. Homeland security rejected me and my wife. That decision affected us so, so much. I still don’t know how long it will take to get out of here. This is really hard. Right now my wife is suffering from deep depression. She was treated by MSF very well. As soon as MSF were gone, my wife’s situation is getting worse by day. I am trying to get an appointment for her with the IHMS [International Health and Medical Services] mental health team, but it takes a long time. Today is the 24th day that she couldn’t eat, she couldn’t sleep, she couldn’t even drink and she didn’t get out of bed. All the time she just lay down. I have tried to be strong and healthy to support my family, to support my wife, to support myself. But right now, I’m really, really tired. My life looks like a boat with a big hole in it, and I can see my life going down and sinking into the oceans. Some people from the Australian government say ‘we’re going to evacuate all the kid

La mia vita è come una barca con un grande buco al centro, e la vedo andare giù….

Narau è l’isola lager dove il governo australiano confina chi tenta di raggiungere le sue coste. Un in ferro senza diritti.

Quella di seguito è la storia di uno di loro…

 

” Ho lasciato l’Iran per via della mia religione. Mi sono convertito dall’Islam al Cristianesimo, e nel mio paese chi lo fa rischia la tortura e la prigione. Si può arrivare anche a morire.

È stato difficile, ma io e mia moglie abbiamo deciso di fuggire. Abbiamo trascorso il primo anno a Nauru in una tenda. È stata davvero dura. Nel 2014 abbiamo ottenuto lo status di rifugiati e siamo andati a vivere nella comunità. Pensavamo che avremmo trovato un po’ di normalità e che tutto sarebbe andato bene. Ma dopo un po’ abbiamo capito che non c’è differenza tra la tenda e la comunità, vieni solo trasferito da una piccola prigione a una grande prigione circondata dall’oceano.

La cosa che ci ha fatto più soffrire è l’incertezza sul nostro futuro. Siamo stati riconosciuti rifugiati nel 2014, ma ancora non sappiamo cosa sarà di noi. Abbiamo fatto domanda per essere insediati negli Stati Uniti, ma di recente ci è stata rifiutata. La sicurezza nazionale ha respinto me e mia moglie. Quella decisione ci ha colpito davvero tanto. Non so ancora quanto ci vorrà per andare via di qui. Ed è veramente difficile.

Ora mia moglie soffre di depressione profonda. Era stata assistita molto bene da Medici Senza Frontiere, ma da quando sono stati mandati via le sue condizioni peggiorano di giorno in giorno. Sto cercando di prenderle un appuntamento con l’équipe di salute mentale dell’IHMS (International Health and Medical Services), ma ci vuole molto tempo. Oggi è il ventiquattresimo giorno in cui non mangia, non dorme, non riesce a bere, né a uscire dal letto. Resta stesa tutto il tempo.

Ho provato a essere forte e sano per sostenere la mia famiglia, mia moglie e me stesso. Ma al momento sono troppo, troppo stanco. La mia vita è come una barca con un grande buco al centro, e la vedo andare giù e sprofondare nell’oceano.”

 

da MEDICI SENZA FRONTIERE

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