LA NEGAZIONE DEI DIRITTI ELEMENTARI DEI DISABILI. Il caso Toscana

La Regione Toscana impone ai disabili il “Mors tua, vita mea”.

Se rinchiusi in istituto o in “case famiglia”, i disabili gravi devono mangiare, andare a letto, alzarsi la mattina, fare le cose più o meno quando decidono i dirigenti di tali strutture; devono mangiare ciò che decidono questi dirigenti.
L’assistenza personale per la vita indipendente dovrebbe voler dire invece che anche un disabile grave si alza, va a letto, esce di casa, mangia, ecc. come tutte le altre persone. Quindi, per un disabile grave poter avere o no il contributo per l’assistenza personale fa la differenza come essere in prigione o in libertà. E gli articoli 2 e 3 della Costituzione stabiliscono che anche i disabili gravi devono poter vivere come tutti gli altri.
La Regione Toscana stanzia solo 9 milioni di euro annui per la vita indipendente dei disabili gravi. Sebbene tale cifra sia spaventosamente inadeguata, dal 2014 la Regione non ha mai voluto mettere un euro in più.
Le conseguenze di tutto ciò sono:
1. dai dati in nostro possesso, almeno 200 persone sono ancora in attesa di ricevere il contributo vita indipendente pur avendone diritto;
– in Toscana almeno 200 disabili gravi rischiano – nel caso di disabilità motorie – di passare la notte sulla carrozzina o tutto il giorno a letto, non poter andare in bagno, mangiare o bere un bicchiere d’acqua; oppure – nel caso di disabilità visive – si rischia di non poter leggere i propri documenti sanitari o le etichette dei prodotti, con conseguenti rischi aggiuntivi per la salute; inoltre – sia per le disabilità motorie sia per quelle visive – si rischia la reclusione a domicilio per l’impossibilità pratica di uscire di casa;
– tutto ciò perché – non percependo il contributo vita indipendente – tali disabili non hanno i soldi per pagare le persone che li aiutino;
– se non possono permettersi ciò, a maggior ragione le 200 persone di cui sopra sono costrette a rinunciare a cose naturalissime come il godere delle “piccole” libertà di ogni giorno o il prendersi cura delle persone care;

2. per ottenere il contributo vita indipendente, ognuna ed ognuno degli almeno 200 disabili gravi deve aspettare che muoia una persona che già lo riceve;

3. gli importi erogati ad ogni disabile grave sono così miseri che in realtà si tratta di un aiuto significativo solo per chi ha disabilità non troppo gravi, mentre con importi così bassi chi ha necessità di molta assistenza personale – e ne avrebbe maggiore diritto – è lasciato in difficoltà così grandi da costringere tali persone ad un tipo di vita al-lucinante, di fatto non molto diversa da quella di chi è in prigione.
Pertanto, si richiede:
a. eliminazione delle liste d’attesa;
b. adeguamento degli importi erogati alle necessità degli utenti;
c. continuazione dell’erogazione del contributo vita indipendente oltre il compimento dei 65 anni di età – salvo esplicita rinuncia da parte del singolo utente o che la UVM non dimostri il sopraggiungere della demenza senile nel singolo utente.
Ancora una volta, si ribadisce la nostra più totale indisponibilità ad ogni “guerra tra poveri”. Occorre che la Regione Toscana aumenti la spesa socio-sanitaria prendendo le risorse dall’evasione fiscale e da tanti altri sprechi e porcherie.

Associazione Vita Indipendente ONLUS
Associazione Toscana Paraplegici ONLUS
Habilia ONLUS
Associazione Paraplegici Aretini ONLUS
Associazione Vita Indipendente Bassa Val di Cecina ONLUS
Centro Studi e Documentazione sull’Handicap – Pistoia
Associazione Paraplegici Siena ONLUS
Associazione Rotelle Attive – Prato
ASHa Associazione Sportiva Handicappati ON-LUS – Pisa
Medicina Democratica Onlus – Firenze

 

 

Segnalazioni, rubrica a cura di Sergio Falcone

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