LA PACCHIA LIBICA

Agli inizi del 2013, nel mio “ Libia libera” avevo documentato ampiamente cosa accadeva in Libia ad opera dei “ democratici” che avevamo sostenuto contro Gheddafi.
Tutte le città di colore di quel paese erano state rase al suolo. La popolazione in parte deportata nel deserto a morire di stenti, per il resto rinchiusa in campi in cui regnava il terrore. Ad ogni ora del giorno e della notte le bande libiche entravano, assassinavano, rubavano, stupravano.
L’emergenza emigrazione che abbiamo vissuto per tre anni è figlia di quella folle guerra di potere, dell’iniziativa francese tesa a strappare a noi italiani un importante ridotto energetico e geopolitico nell’Africa mediterranea. In tanti fuggirono dalla Libia verso le nostre coste. Quel paese che faceva da cuscinetto tra noi e l’Africa subsahariana offrendo lavoro a tanta gioventù africana dismise la sua funzione. Ai disperati in fuga da quell’orrore si aggiunsero quelli che fuggivano dalle guerre di potere, da Francia e Stati Uniti provocate, in Mali, Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e altri ancora.
La Libia si trasformò in un mercato di schiavi e carne umana. Il traffico di genti africane divenne il principale business delle milizie anche da noi sostenute per non perdere concessioni petrolifere. Quella terra di nessuno divenne sede di infiniti lager, orridi depositi di umanità dolente da seviziare in cambio di un riscatto, da utilizzare per lavoro schiavo e traffico di organi, da offrire ai mercati locali e esteri della prostituzione coatta.
Tutti sapevano, tutti hanno taciuto.
Fa impressione lo scalpore di oggi di fronte alla verità di un orrore che abbiamo avuto sempre davanti ai nostri occhi. Uno scempio scritto sulla pelle e nelle anime di chi riusciva ad arrivare da noi. La quasi totalità delle donne violentate sistematicamente, gli uomini con le infinite piaghe di ogni vergognosa tortura.
Bastava vedere, bastava parlare con questa gente.
Si è preferito invece raccontare di giovani palestrati, di orde di criminali, del nemico alle porte….che vergogna, quanta infinita miseria umana.
Della sorte di centinaia di migliaia di esseri umani si è fatto e si fa mercato per macabre fortune politiche, per qualche spicciolo di favore da parte della Comunità Europea. Si è detto che accoglierli immiseriva un paese già impoverito come il nostro. Nessuno ha però il coraggio di svelare quanto paghiamo gli assassini e i predatori che tengono in ostaggio tanta povera gente.
E non si venga a dire che le prigioni libiche sono sotto controllo del governo di Tripoli e delle Nazioni Unite. Quelle prigioni, comunque orride, sono ben poca cosa. Ospitano meno di diecimila persone. Dove sono tutte le infinite altre? Che sofferenze e abusi vivono?
E’ tempo di dire forte e chiaro che i lager libici vanno immediatamente chiusi. Non esiste altra umana e civile alternativa se non il metter fine immediato a questa tragedia infinita.
Gran parte di quelle ragazze e ragazzi rinchiusi in quegli inferni chiede solo di poter tornare a casa sua. Per gli altri, per chi ritiene di aver diritto alla protezione internazionale, si mettano in piedi in paesi limitrofi e sicuri strutture di accoglienza che ne rispettino l’umanità.

La petizione per la chiusura dei lager libici ha già raggiunto, senza alcun sostegno, le 43.000 firme. Arriviamo rapidamente a centomila. Facciamo sentire la nostra voce. Mettiamo fine all’orrore.

https://www.change.org/p/chiudiamo-i-lager-libici-antonioguterres-ep-president-giuseppeconteit

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