La paura dello stupro è un vento freddo….

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
e scaraventata giù da una rampa di scale
tranne che le ferite sanguinano anche dentro.

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
ed essere investita da un camion
tranne che dopo gli uomini ti chiedono se ti è piaciuto.

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
e perdere una mano in una falciatrice
se non che i dottori non vogliono essere coinvolti,
la polizia sfoggia un ghigno d’intesa
e nei piccoli centri diventi una puttana patentata.

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
ed essere morsa da un serpente a sonagli
se non che la gente domanda se la tua gonna era corta
e perché tu comunque eri fuori.

Non c’è differenza tra l’essere stuprata
e andare a sbattere dritta contro il parabrezza
tranne il fatto che dopo tu non hai paura delle auto
ma di metà del genere umano.

La paura dello stupro è un vento freddo che soffia ininterrotto
sulla schiena incurvata di una donna.
Mai girare da sola in una strada sabbiosa
In mezzo a una pineta;
mai salire su un sentiero che attraversa una montagna brulla
senza quell’alluminio nella bocca
vedendo un uomo arrampicarmisi vicino.

Mai aprire la porta a chi bussa
senza un rasoio che escoria appena la gola.
La paura del lato in ombra delle siepi,
del sedile posteriore dell’auto,
della casa vuota che fa tintinnare le chiavi
come un avvertimento di serpente.
La paura dell’uomo che sorride
con un coltello nella tasca.
La paura dell’uomo contegnoso
nel cui pugno c’è astio sottochiave.

Marge Piercy

 

rubrica a cura di Rosella De Troia

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