L’anima frantumata. Storia di uno stupro infantile

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“Mi ha sentito pregare di smettere, mi ha sentito piangere, ha visto il dolore, il terrore che mi stava infliggendo.

Ha visto il sangue e il danno fisico che ha causato e il giorno dopo ha scelto di rifarlo da capo.

Le sue violenze mi hanno costretta a sviluppare personalità multiple, l’unico modo che, io bambina stuprata da suo padre, ho avuto per far fronte a quell’orrore “.

Dall’età di 4 anni a quella di 11 anni, Jenny Haynes, la seconda dei tre figli di Richard Haynes, è stata quotidianamente  violentata da suo padre, persino torturata, mentre risiedeva a Sydney.

Nel 1981, quando aveva undici anni, la sua famiglia tornò nel Regno Unito, dove in seguito i suoi genitori si separarono.

Per mantenere segreto il suo abuso sessuale, suo padre la minacciava giurandole che se avesse raccontato ciò che accadeva a qualcuno lui avrebbe ucciso la sua mamma e anche il suo cagnolino. E ogni giorno, davvero ogni giorno, le diceva che lei valeva meno di zero e che lui aveva tutto il diritto di fare quello che voleva con lei. Una tortura fisica e psicologica che ha devastato Jenny. Per sempre…

Di conseguenza, infatti, e per sopravvivere al dolore e al trauma causati dagli abusi, Jenny Haynes, che oggi ha 39 anni e ha rinunciato all’anonimato che le autorità australiane offrono alle vittime di crimini sessuali, ha sofferto e soffre di un disturbo dissociativo di identità attraverso il quale ha sviluppato circa 2.500 personalità.

“Sono felice che mio padre mi abbia visto e abbia ascoltato Symphony, una bambina di 4 anni, una delle tante personalità che mi hanno fatto compagnia e aiutato a sopravvivere. Lui la odiava, come odiava me. Ha violentato anche lei quando ha stuprato me. E Symphony gliela ha fatto pagare! “, ha detto Jenny, con un grande sorriso, dopo che suo padre è stato finalmente condannato da un tribunale.

” Symphony ci ha salvato la vita. La mia e quella delle tante altre me. Anche  Muscles che in aula lo ha chiamato bastardo. Lui mi voleva morta. Ci voleva morte. Non ce l’ha fatta. La vita è più forte di ogni orrore”.

 

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