Le nuove “rivolte del pane” e i carri armati. Cile, Ecuador, Libano….

“Sospese le libertà in Cile. L’esercito nelle strade”.

Leggere i titoli dei giornali on line stamattina è stato un colpo al cuore, un tuffo spaventoso nel passato. A quei giorni terribili del settembre del 1973,  quando una minoranza di servi assetati di potere con l’aiuto della Cia e degli Stati Uniti, misero fine all’esperienza democratica di Salvador Allende.

Dopo giorni e giorni di manifestazioni, e di violenze, contro il rincaro dei prezzi, che hanno visto in piazza popolo, giovani e classe media allo stremo, il governo del presidente Pinera si è affidato ai militari per riportare l’ordine. Il coprifuoco regolerà la vita dei cileni nei giorni a venire.

Lo stesso Pinera, settimane fa, aveva definito il suo Cile un’oasi felice nella crisi che torna ad attanagliare il continente sudamericano. Ma nessuna felicità era possibile in un paese in cui la ricetta neoliberista produceva indici di sviluppo positivi, ma ampliava il fossato tra una minoranza sempre più gaudente e una maggioranza della popolazione allo stremo.

La rivolta cilena segue di qualche ora quella ecuadoriana dove il governo di Lenin Moreno è stato costretto da una sollevazione popolare a ritirare misure che cancellavano sovvenzioni  ai prezzi delle benzine, aveva lasciato aumentare i costi della vita. E solo Dio sa cosa ci riserverà il prossimo futuro in altri paesi di quel continente.

Ma non è solo il Sudamerica  ad avere le convulsioni.

Anche la democrazia dei Cedri, il Libano, vive i giorni della collera popolare di chi non ce la fa più a solo sopravvivere. E in tanti altri paesi solo il terrore nelle mani di governi autoritari riesce per ora a soffocare la volontà di rivolta. Per ora.

La verità che ostinatamente si rifiuta è che un intero modello di governo del mondo è in crisi e che solo l’inganno e l’uso della forza riescono a tenerlo ancora in piedi.

Un sistema che ha concentrato, come mai nella storia, potere e ricchezze nelle mani di pochissimi e reso un inferno insopportabile di sopravvivenza la vita di tutti. Un sistema i cui ascensori sociali si muovono oramai solo verso il basso e che ha rotto ogni patto sociale trasformando chi non ce la fa, chi resta indietro, addirittura in nemico.

Un meccanismo feroce e impazzito che sopravvive a se stesso e sopravviverà fino a quando le rivolte non riusciranno a divenire movimento politico, proposta, oramai inderogabile, di nuovo futuro e nuova società che mettano al centro i bisogni delle donne e degli uomini. Di tutte le donne e tutti gli uomini giustamente assetati di una felicità assolutamente possibile, di una vita degna di essere vissuta.

 

silvestro montanaro

 

 

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