Le ruspe di Salvini fanno un’altra vittima. Una povera mamma di due bambini muore bruciata viva.

Petty era stata sgomberata cinque mesi fa dalla sua baracca abbattuta dalle ruspe. Mercoledì 7 agosto è morta nella sua nuova baracca a 300 chilometri dalla prima.  Petty, 28 anni, nigeriana, mamma di due bambini, bracciante agricola è morta tra le fiamme della baraccopoli di Bernalda in Basilicata. Dalla prima era dovuta andare via dopo l’intervento delle ruspe lo scorso 6 marzo. Petty non aveva un ricovero decente prima e non l’ha avuto dopo, e ha continuato a cercarlo così come ha continuato onestamente a cercare lavoro. Non ha trovato casa e ha trovato il lavoro che quasi nessun italiano vuole più fare. Lei lo faceva per i suoi figli, rimasti in Nigeria.

Era un’immigrata economica, Petty. Una lavoratrice, bracciante itinerante. Dalle arance e dalle clementine della Piana di Gioia Tauro ai pomodori e ai cocomeri del Metapontino. Per casa una baracca. Una baracca per vivere e una baracca per morire. Solo questo l’Italia è stata capace di offrirle. Una baracca costruita, una baracca abbattuta, una baracca costruita, una baracca bruciata. «Non bastano le ruspe. Che senso ha abbattere una serie di baracche che danno un tetto a più di mille persone se non si trovano delle soluzioni abitative?», ci ha detto una settimana fa il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, magistrato attento e sensibile. Quale soluzione abitativa è stata offerta a Petty dopo aver “ruspato” la sua baracca? Nulla. E la giovane madre lavoratrice ha dovuto nuovamente accontentarsi di una baracca.

Questa è la “pacchia” di cui godono i braccianti e gli altri lavoratori immigrati, compagni di fatica dei più poveri tra i lavoratori italiani. Nulla è stato realizzato per loro. Solo ruspe, ostacoli, difficoltà crescenti. Come abbiamo scritto e documentato ieri, le norme generate dal primo Decreto Sicurezza non solo hanno reso quasi impossibile ottenere il permesso di soggiorno, spingendo gli immigrati ancor più nell’irregolarità, ma hanno anche tolto lavoro pulito, vero, regolare a chi lo aveva. Hanno tolto inclusione. Non solo ruspe sulle baracche, ma anche sulle vite. Rase al suolo le une e le altre.

Petty lo aveva capito bene. Aveva raccolto le sue poche cose ed era partita verso un nuovo lavoro e una nuova baracca. Non l’unica a intraprendere questo viaggio da una baracca abbattuta a una nuova baracca (quanti sgomberati di San Ferdinando abbiamo trovato in altri “ghetti” in Campania e in Puglia!).

Non l’unica a morire bruciata. Bakary Secka e Samara Saho nel ghetto di Borgo Mezzanone. Ivan Miecoganuchev nel cosiddetto “Ghetto dei Bulgari”, in località “Pescia”. Mamadou Konate e Nouhou Doumbia nel “gran ghetto” tra Rignano Garganico e San Severo. Moussa Ba, Becky Moses, Suruwa Jaiteh e Sylla Noumo a San Ferdinando. Nove immigrati bruciati in due anni e mezzo. Costretti a vivere e poi a morire tra pareti di plastica, cartone, lamiere ed eternit. Intollerabile. No, davvero non bastano le ruspe. Serve lavoro regolare e degno, serve un’abitazione vera e degna. Per lavoratori, preziosi e necessari per la nostra agricoltura. Spesso sfruttati da imprenditori che oltre a non pagare il giusto, non garantiscono neanche sicurezza e rispetto delle regole.

E non parliamo di un’abitazione. Tante inchieste, grazie alla buona legge 199 del 2016, stanno colpendo duramente questi moderni schiavisti. Ma la stessa legge prevedeva anche interventi per garantire vere e degne soluzioni abitative, in collaborazione tra istituzioni, datori di lavoro, sindacati, volontariato. Quasi ovunque non realizzati. Eppure importanti esponenti leghisti del Governo non perdono occasione per criticare questa legge che, a loro dire, criminalizzerebbe il mondo agricolo e ne propongono la modifica. Sarebbe davvero una grave scelta.

Ruspe e basta per gli insediamenti irregolari, e legge ammorbidita per il lavoro irregolare. Non sono certo queste le risposte per tutelare la vita e i diritti dei braccianti, immigrati e italiani. Sono solo benzina sul fuoco delle baracche degli ultimi tra loro. Su quella di Petty, onesta mamma lavoratrice, senza casa e senza giustizia.

 

Antonio Maria Mirra per AVVENIRE

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